Il sangue di Cristo (2014)

di Spike Lee

con Stephen Tyrone Williams, Zaraah Abrahams, Rami Malek, Naté Bova

Spike Lee è un regista mai banale che nel corso della sua lunga carriera ci ha regalato grandi film e, recentemente, anche qualche battuta a vuoto. Curiosamente (o forse no?) i suoi lavori meno riusciti – a mio giudizio – sono quelli che l’hanno visto impegnato in un remake: Old Boy, uno dei film più brutti che abbia visto, e questo Il sangue di Cristo, che ha preso ispirazione da Ganja & Hess (non a caso i nomi dei due protagonisti), pellicola degli anni ’70 firmata Bill Gunn e di cui non avevo mai sentito parlare. Per portare a termine il suo progetto, Spike Lee si è affidato al crowdfunding per raccogliere il milione e mezzo di dollari necessario a girare il film (che è disponibile per la visione su Amazon Prime).

Evidentemente deve essere stato convincente perché i soldi sono arrivati. Chissà se gli “investitori” saranno rimasti soddisfatti da questa horror commedy che, obiettivamente, non è semplice da catalogare. Il protagonista è il Dr. Hess Greene che, pugnalato da un antico artefatto, si risveglia immortale e assetato di sangue. Preso atto di questo, nella prima parte del film lo vedremo fare di tutto per assicurarsi il vampiresco sostentamento, dallo sgozzare una prostituta a rubare le sacche di sangue da un ospedale. Il tutto con grande dovizia di sanguinolenti (e come potrebbe essere altrimenti) particolari.

La storia prende una piega differente quando nella vita di Hess entra Ganja, cui il dottore svela prima il suo amore e poi il suo segreto, trasformando anch’essa in un’immortale bevitrice di sangue, così che la loro love story possa durare in eterno. E pazienza se ogni tanto bisognerà uccidere qualcuno, meglio se durante il sesso, etero o lesbo che sia.

Come detto Il sangue di Cristo resta costantemente a metà strada tra l’horror e la commedia sentimentale, proponendo spesso passaggi scioccanti tra momenti di quiete rarefatta in cui i due amanti contemplano il mare dal patio della splendida villa in cui vivono e altri in cui leccano il sangue di un cadavere dal pavimento. Il risultato di questa scelta è un film pericolosamente vicino a essere bollato come mediocre. Ci sono però due elementi che lo elevano da una sonora bocciatura: la mano di Lee che ci regala sempre inquadrature e composizioni che sono una gioia per gli occhi e la colonna sonora, presente praticamente in ogni scena, e davvero strepitosa (tra brani rap e jazz, con interludi di sonate al pianoforte) soprattutto perché offre spesso un contrasto forte rispetto a quello che stiamo vedendo.

 

Voto: 4.5