After Life (2019-22)

di Ricky Gervais

con Ricky Gervais, Tom Basden, Diane Morgan, Kerry Godliman, Ashley Jensen

Il protagonista di After Life – di cui è da qualche giorno disponibile su Netflix la terza e conclusiva stagione – è alle prese con i cocci del suo cuore, letteralmente dilaniato dalla perdita della sua amata Lisa. Lungo di vari episodi di questa serie scritta, diretta e interpretata dal caustico e graffiante Ricky Gervais, il dolore per la scomparsa della moglie porta Tony a cercare di averne ragione attraverso rabbia, alcol, desideri suicidi e la totale incuranza di qualunque forma di cautela nell’esprimere i propri pensieri.

A farne le spese sono i colleghi di lavoro, i pochi amici e chiunque abbia l’ardire di rivolgergli la parola. La conseguenza di questo comportamento – dal punto di vista della godibilità della visione – sono le decine di battute, spesso volgari e politicamente scorrette, di cui ogni puntata è infarcita. Il difficile equilibrio di After Life sta tutto lì, nel bilanciamento tra risate e commozione, tra momenti in cui Tony esprime tutta la sua frustrazione per un destino che non è in grado di accettare e la dolcezza del suo sentimento per la donna che ama e che non è più con lui.

Dopo una prima stagione più “disperata”, sia la seconda sia la terza, pur riallacciando ovviamente i fili con la solitudine di Tony e con le sue uscite caustiche, ci propone però anche un personaggio che comincia ad “ammorbidirsi”, ad apprezzare le persone che gli sono amiche, ad aprirsi con loro, lasciandole entrare nel suo dolore.

Il risultato di questa scelta sono un sacco di “occhi umidi”, meno risate (il politicamente scorretto viene lasciato ad alcuni personaggi secondari come lo psichiatra erotomane o l’accumulatore seriale con velleità da comico) e la sensazione che l’autore sia in cerca più della commozione piuttosto che del sarcasmo. Sensazione che viene confermata da un vero e proprio happy ending nel quale tutti i personaggi trovano quello che stavano cercando… 

Nelle ultime puntate della terza stagione di After Life (ma anche in quelle della seconda…) si perde dunque quella capacità di restare in equilibrio tra dolce e amaro e viene fuori un eccesso di buonismo che da Gervais non mi sarei mai aspettato. Detto questo, resta comunque una serie nel complesso azzeccata che, anche perché composta da episodi da meno di mezz’ora l’uno, vi godrete in pochissimi giorni.

 

Voto: 7