Blocco 181 (2022)

di Giuseppe Capotondi, Matteo Bonifazio e Ciro Visco

con Laura Osma, Andrea Dodero, Alessandro Piavani, Salmo, Alessandro Tedeschi, Juan Cely

 

Non è esattamente la Milano da bere quella di Blocco 181, serie TV alla quale mi sono accostato con una grande dose di scetticismo. Vuoi perché, dopo Gomorra e Suburra, il filone malavitoso mi sembrava già ampiamente sfruttato, vuoi perché se nel cast l’unico volto noto era quello di Salmo – un cantante – qualcosa sembrava non quadrare. Invece la prima stagione di Blocco 181 ha una sua dignità e, nel complesso, mi è piaciuta.

Il merito è da ascrivere alla contrapposizione delle due fazioni in lotta per il dominio del “blocco”, ovvero un quartiere periferico della metropoli lombarda, ben delineate. C’è la comunità dei latinos e ci sono gli italiani, che sgomitano per mantenere il controllo delle strade.

Come nella migliore tradizione – e inserendosi in quella tendenza di assegnare i ruoli da protagonisti a giovani che si vogliono imporre, una sorta di “nuovo che avanza”, un po’ come già visto nei succitati Gomorra e ancora di più Suburra – una latina (Bea, interpretata da Laura Osma), un italiano (Mahdi – Andrea Dodero) più un terzo giovane della Milano bene (Ludo – Alessandro Piavani) proveranno a scardinare lo status quo dello spaccio diventando a loro volta spacciatori di cocaina di alto livello. Naturalmente le loro azioni avranno una serie di conseguenze sulle dinamiche della strada, finendo per coinvolgere i capi delle rispettive fazioni nonché i vertici della malavita (di cui fa parte anche Snake, il personaggio interpretato, nel complesso discretamente, da Salmo).

Non sempre originale e con colpi di scena non esattamente di quelli che fanno balzare dal divano, Blocco 181 si avvale però di una caratterizzazione molto credibile dei vari personaggi e delle comunità di appartenenza. Inoltre non è girata in modo piatto o banale, anzi è assolutamente da apprezzare la scelta dei tre registi dei vari episodi – Giuseppe Capotondi, Matteo Bonifazio, Ciro Visco – di ricercare inquadrature e angolazioni originali ed evocative. Bella anche la resa di una Milano lontana anni luce dagli scintillanti appartamenti di City Life o dalla movida di corso Como.

Certo non è tutto da lodare. Come detto, la sceneggiatura tende a essere prevedibile, non tutti gli attori sono all’altezza e la telecamera indugia in modo eccessivamente compiaciuto sul triangolo Bea-Mahdi-Ludo che trovano sempre il tempo – nonostante i casini in cui sono coinvolti – per… dimostrarsi affetto reciproco. Per carità, lungi da me fare il moralizzatore ma, una volta assodato che i tre si amano indiscriminatamente, reiterare gli amplessi puntata dopo puntata mi porta a pensare che si voglia solo allungare un po’ il brodo.

 

 

Voto: 6