La ragazza di Oslo (2021)

di Kyrre Holm Johannessen e Ronit Weiss-Berkowitz

con Anneke von der Lippe, Amos Tamam, Andrea Bernitzen, Andreas T. Andersen

Tre giovani – la norvegese Pia e i due israeliani Nadav e Anat – in vacanza nel Sinai, vengono rapiti dall’ISIS e utilizzati come merce di scambio per ottenere il rilascio, da parte dei governi dei due Paesi, di alcuni prigionieri. Questa, in estrema sintesi, la trama de La ragazza di Oslo, serie TV in dieci episodi, disponibile per la visione su Netflix. Venuta a conoscenza del rapimento Alex (Anneke von der Lippe), la madre di Pia, partita precedentemente per Israele per cercare di risolvere un dissidio con la figlia, sfrutta subito le sue conoscenze altolocate, in modo particolare quella di Arik (Amos Tamam), importante membro del Governo ebraico, per cercare di ottenere la liberazione della giovane.

La vicenda si dipana sullo sfondo della tesa e intricata situazione politica israelo-palestinese, tra bombardamenti nella striscia di Gaza, fondamentalisti islamici, guerriglieri di Hamas e vecchi rancori legati agli insoddisfacenti accordi di Oslo del ’93 (a cui, guarda caso Alex e Arik avevano preso parte). Insomma la serie ideata dalla casa israeliana HOT mette insieme tanti elementi “politici”, per aggiungere un po’ di sostanza al rapimento.

Il risultato però è di quelli che non convincono. Intanto ben presto la situazione “sbraca”, tra intrecci personali dei protagonisti e gestione degli eventi che, mano a mano, perde di credibilità (si veda la missione organizzata in gran segreto per tentare di liberare gli ostaggi e l’indagine che ne consegue… e qui mi fermo per non esagerare con gli spoiler ma ce ne sarebbero da menzionare di ingenuità che prendono a picconate il realismo della storia). Inoltre, dieci puntate appaiono decisamente troppe e la serie non riesce a mantenere alta la tensione, che finisce per diluirsi in stucchevoli ripetizioni e in un epilogo prevedibile.   

 

Voto: 5