Trama e recensione di Speak no Evil (2002)

Regista: Christian Tafdrup

Cast: Morten Burian, Sidsel Siem Koch, Fedja van Huet, Karina Smulders

Inizia come vagamente inquietante, poi comincia a essere sinistro fino a diventare totalmente scioccante. È questa la parabola di Evil no Speak, film danese girato da Christian Tafdrup che è decisamente riduttivo classificare come horror ma che riesce spesso a fare sentire a disagio lo spettatore.

Quando una coppia danese – Bjorn (Morten Burian) e Louise (Sidsel Siem Koch) – riceve un invito a fare visita alla coppia olandese conosciuta durante una vacanza in Toscana, la loro prima reazione è quella di non accettare.

Tuttavia, entrambe le famiglie hanno bambini che sembravano andare d’accordo. Inoltre sarebbe sgarbato perdere l’occasione per un bel weekend in campagna. Del resto, come fa notare uno dei loro amici durante una cena, “Che cosa potrebbe mai succedere di male?”

Lo scopriremo presto.

La villetta di Patrick (Fedja van Huet) e Karin (Karina Smulders) è nel bel mezzo del nulla e i padroni di casa sono gioviali e accoglienti. Eppure…

Perché Patrick insiste nell’offrire il cinghiale a Louise, sapendo che è vegetariana? E perché ha mentito riguardo alla sua professione di medico? Inoltre, di notte, gemiti agonizzanti e animaleschi di un bambino riecheggiano per la casa… ma Patrick offre una spiegazione perfettamente plausibile, vista la difficoltà di suo figlio a parlare a causa della lingua più corta del normale.

Sempre meno a loro agio, Bjorn e Louise sono però troppo educati e rispettosi per affrontare il comportamento di momento in momento più sconcertante dei loro ospiti o per levare con convinzione le tende…

Le sceneggiatura si prende beffa di quella che potremmo definire l’educazione sociale, che ci ha resi troppo raffinati e che ha intorpidito i nostri istinti di sopravvivenza e persino il buonsenso.

Per farlo, tende a forzare la mano su certe scelte dei protagonisti. Il che obbliga chi guarda a chiudere un occhio sul comportamento a volte esageratamente stolido della coppia danese che – ve lo anticipo – è facile che susciti in voi la stessa irritazione che ha suscitato in me.

Con una fotografia fredda e impeccabile e un ritmo lento studiato per fare crescere la tensione (a cui anche la musica fornisce il suo contributo), Speak No Evil è una trappola che si chiude lentamente, in cui lo spettatore scivola inesorabilmente dentro fino a sprofondare negli ultimi 15 davvero terrificanti minuti.

Dove a trionfare è la malvagità, senza spiegazione e per questo ancora più agghiacciante.

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Voto: 7