The Gentlemen (2019)

di Guy Ritchie

con Matthew McConaughey, Charlie Hunnam, High Grant, Colin Farrell

Dopo gli esordi sfolgoranti di Lock & Stock e Snatch, Guy Ritchie ha intrapreso una carriera più commerciale, culminata (se così vogliamo dire) con l’Aladdin di Disney, a seguito di tutta una serie di pellicole tutt’altro che memorabili. A questo punto il regista ha pensato fosse arrivato il momento di rispolverare stile e ambientazioni dei suoi inizi. Ecco dunque questo The Gentlemen, che ci riporta in Gran Bretagna e che mette al centro della storia personaggi e vicende che hanno a che fare con il mondo della malavita. Questa volta il regista (e sceneggiatore) alza il tiro e non ci parla di criminali di strada o da strapazzo, bensì del più grande produttore e distributore di marijuana – Micheal Pearson (Matthew McConaughey) – che sta valutando di ritirarsi e di vendere il suo impero. Non sarà così facile.

La bella intuizione del film – niente di straordinario, intendiamoci – è quella di scomporre il racconto in modo da non proporlo nel classico ordine temporale. La vicenda ci viene dunque narrata da Fletcher (un redivivo Hugh Grant), un traffichino che punta a intascarsi una ventina di milioni di sterline ricattando Pearson e Ray (Charlie Hunnam), il suo braccio destro. La storia viene così mostrata nel racconto di Fletcher – scelta che inizialmente appesantisce The Gentlemen, che infatti fatica a ingranare – non solo nei fatti ma anche nelle sue ipotesi (e questo regala un paio delle scene più divertenti).

Come i lavori più riusciti di Ritchie, anche questo vive soprattutto di tempistiche che, incastrandosi alla perfezione, danno la direzione alla vicenda in un senso piuttosto che in un altro ma soprattutto di personaggi, caratterizzati in modo da muoversi sempre tra il realistico e il surreale (per tutti valga il “Coach” interpretato da Colin Farrell) e solitamente noncuranti di trovarsi una pistola puntata contro.

The Gentlemen si propone come puro intrattenimento, non cerca il realismo (e tutto sommato neanche la violenza) tipiche dei film che parlano dei boss della droga né ha velleità di credibilità. Cazzeggia e, nel complesso, lo fa anche bene, sebbene con una patina che lo rende meno verace e innovativo rispetto ai primi lavori di Ritchie.

 

Voto: 6