The Prom (2020)

di Ryan Murphy

con Maryl Streep, Nicole Kidman, James Corden, Kerry Washington, Andrew Rannells

Quattro attori teatrali stanno attraversando un periodo di calo di popolarità e di recensioni negative per i loro lavori. Per dare nuova linfa alle loro carriere decidono di darsi da fare per una causa umanitaria e così si imbattono nel caso di Emma, una liceale lesbica che vive nell’Indiana e che, proprio per la sua omossessualità, il comitato dei genitori vuole estromettere dal ballo di fine anno (il “prom” del titolo). Armati del loro ego, dei loro premi e di abiti costosi i quattro – interpretati rispettivamente da Maryl Streep, James Corden, Nicole Kidman e Andrew Rannells – piombano nella scuola e offrono il loro aiuto – non richiesto – a Emma (Jo Ellen Pellman).

Diciamolo subito, per chi non digerisce il genere, che The Prom è un musical e che è basato su uno spettacolo di Broadway. Come da tradizione le canzoni sono molto presenti ma per fortuna la loro qualità è alta e, soprattutto, si accompagnano a messe in scena impeccabili, scenografie e costumi sgargianti e situazioni divertenti. In particolare nella prima parte, il film è tutto sommato riuscito, con il continuo contrapporsi dell’eccentricità degli artisti alla grettezza “dei bifolchi dell’Indiana”, descritti come cattolici bigotti e poco evoluti.

Non mancano le battute e le trovate spiritose, poi però la trama comincia a mettere in mostra tutti i suoi limiti (anche perché il film dura più di due ore, sinceramente troppe) ed emergono le magagne. Il tema dell’omosessualità e delle difficoltà che può generare nel rapporto tra figli e genitori (nonché con il resto della comunità) è forte e merita un plauso che sia stato affrontato, spesso senza lesinare qualche frecciatina alle convinzioni religiose. Peccato che poi si sia deciso per il più classico degli happy ending alla “volemose bene”, con tutti i “cattivi” che capiscono i loro sbagli e si redimono, per dare vita a un ultimo ballo aperto a tutte le diversità in un clima di gioia stucchevole e poco digeribile.

Dispiace, perché gli elementi di interesse non mancano – a cominciare da un’istrionica Streep (anche se la parte d’infatuazione con il preside, che potrebbe essere suo figlio, appare tirata per i capelli) – si ride e ci si gode la messa in scena di canzoni e balli. Alla fine però resta l’impressione che il regista Ryan Murphy abbia voluto osare giusto un po’ e abbia poi preferito ricondurre il tutto sui tranquillizzanti binari del “e vissero tutti felici e contenti…”

 

Voto: 5.5