Trama e recensione de La donna del ritratto (The Woman in the Window 1944)
di Fritz Lang
con Edward G. Robinson, Joan Bennett, Raymond Massey, Edmund Breon
Durante il periodo estivo, uno stimato professore (Edward G. Robinson) si trova da solo in città, perché la famiglia è partita per le vacanze. I suoi propositi? Trascorrere le sue giornate nel più totale relax, tra letture e chiacchierate con gli amici al club. La sua rassicurante routine subisce una prima scossa quando nota, nella vetrina di un negozio d’arte, un quadro, anzi per la precisione un ritratto di una splendida donna dai lunghi capelli e con uno sguardo dal quale non riesce a staccare il suo.
A questo punto il regista – che è Fritz Lang, lo stesso di Metropolis e di M – Il mostro di Dusseldorf – sfruttando la sua abilità nel giocare con le inquadrature e con il montaggio, riesce a fondere realtà e sogno catapultando il professore (e noi con lui) in un mistero e in una serie di dinamiche tipiche del film noir. E gli elementi di questo genere tanto in voga a metà del ‘900 ci sono tutti: dalla femme fatale, ovvero la donna del ritratto che, in un gioco di riflessi tra il quadro e la vetrina, diventa reale, alle tentazioni del protagonista, dall’omicidio all’occultamento di un cadavere.
Con La donna del ritratto, che si colloca ai vertici della filmografia di uno dei registi più importanti della storia del cinema, Lang mette in evidenza come un singolo evento, anche banale come l’osservazione di un dipinto, possa in realtà avere una ricaduta drammatica sulla vita di un individuo. E come anche l’animo più candido e ingenuo possa facilmente corrompersi qualora si vengano a creare i presupposti.
La donna del ritratto è uno strepitoso esempio di cinema con la C maiuscola nonché una visione a mio giudizio imprescindibile per chiunque sia appassionato della settima arte.
Voto: 9
Trackback/Pingback