Tre piani (2021)
di Nanni Moretti
con Margherita Buy, Nanni Moretti, Alba Rohrwacher, Riccardo Scamarcio, Adriano Giannini
I Tre piani del titolo dell’ultimo film di Nanni Moretti sono quelli fisici, architettonici, della palazzina in cui si svolgono le vicende – ognuno dei quali occupato da una famiglia, alle prese con drammi che sembrano davvero troppo difficili da gestire – ma sono anche quelli temporali, visto che le storie sono raccontate nell’arco di quindici anni, in tre intervalli di cinque anni ciascuno. Ho voluto cominciare da questa scelta azzeccata perché, alla fine, è l’unica bella trovata della pellicola che, per il resto, è irrimediabilmente mediocre.
Moretti – che si è ritagliato un ruolo marginale che interpreta con la stessa svogliatezza con cui ha girato il film – per la prima volta non è autore anche del soggetto ma porta su schermo l’omonimo romanzo di Eshkol Nevo, che delinea le vite di persone della media borghesia costrette a confrontarsi con situazioni drammatiche: dall’uccisione di una donna travolta da un figlio al volante in stato di ebbrezza, all’accusa di violenza sessuale, dalla malattia mentale alla pedofilia… Le storie si intrecciano sui pianerottoli e si incartano sul piano narrativo, rese ancora meno credibili da una messa in scena modesta e da una recitazione pessima.
Proprio le interpretazioni sono la zavorra che fa affondare Tre piani. E se da sedicenti attori come Scamarcio o Giannini non è lecito pretendere nulla più del loro charme (o presunto tale), stupisce che attrici solitamente molto brave, come Alba Rohrwacher o Margherita Buy, non riescano a dare anche solo un minimo di credibilità ai loro personaggi. Evidentemente le colpe sono da attribuire a Moretti – regista che io amo molto – mai così deludente, svagato e “televisivo“, responsabile di una produzione che, curiosamente, ha nel titolo anche il voto che si merita…
Voto: 3
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