Fathers & daughters (2015)

di Gabriele Muccino

con Russell Crowe, Amanda Seyfried, Kylie Rogers, Aaron Paul, Diane Kruger

 

Vittima di un drammatico incidente d’auto, lo scrittore Jake Davis (Russel Crowe), oltre a perdere la moglie, subisce gravi danni neurologici che lo condizioneranno per il resto della vita. Per sottoporsi alle cure e alle terapie di cui ha bisogno, è costretto ad affidare per sette mesi la figlia Kate di 8 anni (Kylie Rogers) agli zii.

Dopo essere stato dimesso dall’ospedale psichiatrico, prova a prendersi cura della bambina. Impresa non facile a causa dei frequenti attacchi epilettici di cui è vittima, delle difficoltà nel tornare a scrivere e della battaglia legale che deve affrontare, visto che gli zii vorrebbero adottare Kate, ritenendo il padre non più adatto a occuparsene.

Padri e figlie racconta questa storia, alterandola a quella di una Kate ormai adulta (Amanda Seyfried), che prova a vivere un’esistenza “normale”, combattendo anch’essa contro i traumi di quando era piccola.  

In molti si sono scagliati contro questo film di Gabriele Muccino, colpevole di scivolare nel melodrammatico, nella ricerca della lacrima facile e del sentimento da supermercato. In parte è indubbiamente così, però Padri e figlie riesce anche a creare la giusta empatia con i personaggi, il che rende la visione coinvolgente e partecipata.

Il merito è da ascrivere in modo particolare alla prova di un Russell Crowe, capace di portare sullo schermo un uomo un tempo solido e solare, ora costretto a soccombere alla sua devastante condizione fisica. Il film, come detto, è caricato di un’eccessiva enfasi melò, paga dialoghi e uno svolgimento non originalissimi ma, il che non è un dettaglio da poco, riesce – un po’ come CODA – I segni del cuore – a toccare nel profondo e a emozionare.

 

Voto: 6