Unorthodox (2020)

di Maria Schrader

con Shira Haas, Amit Rahav, Jeff Wilbusch, Alex Reid, Tamar Amit-Joseph

La comunità degli ebrei ortodossi è una tra quelle più chiuse e intransigenti per quanto riguarda il rispetto delle loro regole e dogmi, davvero molto stringenti e spesso anche difficilmente comprensibili per chi li osserva da fuori. Questa ortodossia, appunto, indubbiamente limita la vita di chi si trova a fare parte della comunità e che, nella maggior parte dei casi, l’accetta supinamente, per non infrangere le tradizioni familiari e per non mettersi contro gli altri membri che ne fanno parte.

Unothodox, la serie in programmazione su Netflix, parla proprio di questo, di come precetti, dogmi e tradizioni pretendano di condurre passo dopo passo la vita degli ebrei ortodossi, limitandone le libertà e aumentandone a dismisura gli obblighi. In questo modo “chiuso”, nel quale perfino Internet e la tecnologia sono banditi e nel quale decine di cibi sono vietati, si muovono i protagonisti della storia.

Quello principale è la giovane Esty (Shira Hass), costretta a sopprimere il suo modo d’essere, ad accettare il matrimonio con un uomo che non conosce, i dolorosi tentativi di rapporto sessuale con il marito (Amit Rahav) – perché il suo unico scopo come donna è quello di mettere al mondo i figli – a sopportare le intromissioni di suocera e cognate, a chiudere in un cassetto la passione per la musica e il canto (perché ovviamente una donna ebrea ortodossa non può cantare né suonare in pubblico). La fuga diventa dunque la sua unica opzione.

Miniserie in quattro episodi, Unothodox ci regala uno spaccato della comunità ebraico ortodossa di New York, vista attraverso gli occhi della ribelle Esty ma anche con quelli di chi, come il marito Yanky, vi resta fedele, spesso suo malgrado. A mio giudizio è proprio il suo il personaggio il più riuscito, un misto di tenerezza e stolidità, sempre ben attento a non superare i confini imposti dalla dottrina, al punto da vedere disgregarsi davanti agli occhi il mondo che si è costruito. La sua presa di coscienza di cosa davvero conti sarà tardiva e struggente.

Ottima la prova dei due giovani attori, avvincente – sebbene piuttosto prevedibile – la storia di Esty, con cui si finisce velocemente con il solidarizzare, nella consapevolezza (tipicamente occidentale) che la vita vada vissuta certo nel rispetto di alcune regole (non troppe) e nella totale libertà di scelta e non certo soffocati da decine di divieti e precetti. Insomma il mio giudizio sulla miniserie è positivo.

Sull’argomento è da tempo disponibile, sempre su Netflix, Shtisel, una serie in tre stagioni che entra ancora più in profondità nel mondo della comunità ebraica ortodossa (di Israele in queto caso) e nella quale, tra l’altro, ha una parte proprio Shira Hass. Pur essendo interamente in lingua yddish con sottotitoli in italiano (come del resto per buona parte anche Unothodox) è un piccolo gioiellino che andrebbe recuperato, naturalmente se, dopo aver visto Unorthodox, siete incuriositi da questa cultura così lontana dalla nostra.

 

Voto: 7