Tiger King (2020)
di Rebecca Chaiklin e Eric Goode
Di questa docuserie di Netflix se ne sta parlando parecchio in questo periodo. E l’attenzione è ampiamente giustificata, visto che racconta una storia di quelle che, a chiudere in una stanza una mezza dozzina di ottimi sceneggiatori, non sarebbe mai venuta fuori. Come spesso avviene la realtà supera di gran lunga la fantasia. La vicenda ruota attorno al proprietario di uno zoo dell’Oklahoma in cui ci sono centinaia di animali di ogni tipo ma soprattutto tigri, leoni e ghepardi.
Già solo il protagonista principale – noto come Joe Exotic – come si suol dire “vale il prezzo del biglietto”: una sorta di cowboy con taglio di capelli alla tedesca, omosessuale, poligamo (tre matrimoni alle spalle di cui uno celebrato con due uomini in contemporanea), cantante country, fanatico di armi, conduttore di uno show televisivo su Internet totalmente autoreferenziale, candidato alla presidenza degli Stati Uniti e a Governatore dello Stato ma soprattutto amante dei felini più feroci.
Accusato di maltrattare gli animali e di lucrare sulla vendita dei cuccioli di tigre (va detto che nei soli Stati Uniti ci sono in cattività il doppio delle tigri rispetto a quelle che vivono allo stato brado) si scontra ben presto con Carole Baskin, la proprietaria di un rifugio per animali in difficoltà in Florida.
Anche lei è un personaggino di tutto rispetto, visto che si professa amante degli animali selvaggi, che vorrebbe riportare nel loro habitat ma che nel frattempo tiene anche lei in una sorta di zoo, guadagnando sugli ingressi dei visitatori. Non che abbia bisogno di soldi visto che ha ereditato una fortuna dal marito, sparito un giorno senza lasciare mai più traccia da sé (ma solo dopo aver cambiato testamento per lasciare tutta la sua fortuna a lei…).
Tra Joe e Carole scoppia una vera e propria guerra a colpi prima di insulti e minacce reciproche, poi di cause legali. Il documentario segue proprio questa faida, senza trascurare gli incredibili sviluppi e regalandoci personaggi che sembrano troppo insensati per essere veri: ex detenuti, loschi businessman specializzati in imbrogli, sdentati tossicodipendenti tatuati, uomini e donne mutilati dall’aggressione di una tigre e pseudo guru con un harem di felini e amanti compiacenti (perché sembra che avere un cucciolo di tigre sia più efficace della classica cena a lume di candela per fare breccia nel cuore di una fanciulla).
Insomma siamo alla fiera dell’assurdo e, puntata dopo puntata (in tutto sono sette), si resta a bocca sempre più aperta. Merito di come è stato pensato il documentario, grazie anche alla smodata quantità di filmati originali recuperati. Certo talvolta l’impressione è che ci siano delle forzature e che la storia sia volutamente ingigantita e pilotata in certe direzioni ma resta comunque un titolo di sicuro interesse, anche solo per la varia umanità che lo popola (un po’ come quella raccontata in un altro documentario da vedere, Belluscone: una storia siciliana).
Tiger King ha suscitato anche l’interesse dei media e della politica americana, sia per quanto riguarda il varo di una legge che regolamenti il possesso di felini feroci sia per la sorte di Joe Exotic (attualmente in carcere) di cui ha recentemente parlato anche il presidente Trump ipotizzando di concedergli la grazia.
Voto: 7
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