Spencer (2021)
di Pablo Larrain
con Kristen Stewart, Tmothy Spall, Sally Hawkins, Jack Farthing, Sean Harris
Non è una biografia di Lady D, quella di Pablo Larrain e del suo Spencer. Non aspettatevi i dettagli e gli intrighi di palazzo, la corsa in auto con i paparazzi alle costole, la regina Elisabetta con il suo intransgente rispetto per i doveri della corona. Per tutto questo c’è The Crown. Spencer è altro. Spencer è una favola destinata a finire in tragedia ma è una tragedia che non vedremo, perché tanto la conosciamo tutti. Ma soprattutto Spencer racchiude in tre giorni – quelli a cavallo del Natale, da festeggiare nella residenza invernale della regina, ingessati in un protocollo che più rigido non si può – l’intolleranza di Diana per una vita che non riesce a digerire e che, ora dopo ora, rigetta, insieme con il cibo dei continui e lauti banchetti.
Non c’è traccia né pretesa di realismo narrativo, la sceneggiatura colloca in secondo piano le maestà e le altezze reali, demandando alla servitù il compito di interagire con Lady D, cercando di metterla in riga e di farle ingoiare le scelte dei vestiti per ogni occasione, le collane di perle da condividere con l’amante di Carlo, le foto di rito, gli orari inflessibili, le tende cucite per tenere fuori i paparazzi e dentro (imprigionata) lei.
E come ogni favola che si rispetti, anche questa lascia sullo sfondo la tragedia e si chiude con un happy end a base di pollo fritto e corse in auto con i figli, cantando a squarciagola. E, sempre come ogni favola, obbliga a chiudere un occhio sul realismo, sul miele dei ricordi paterni, sottoforma di un giaccone rubato a uno spaventapasseri, o di salvataggio dei fagiani che nemmeno il WWF.
Spencer è anche e soprattutto Kristen Stewart, bella e brava come non mai, che si porta sulle spalle il film, che passa dalle corse sfrenate tra i campi ad abbracciare la tazza del cesso, che ha nello sguardo la speranza e la disillusione. E sul cui volto e sul cui fisico esile, il regista indugia e ruota la telecamera, scegliendo inquadrature mai banali, seguendola lungo i corridoi della tenuta di Sandringham, trasformata per l’occasione in una sorta di magione da film horror. Dalla quale scappare, infrangendo tutte le regole, e lasciando le loro maestà a guardarsi sconcertate…
Voto: 7
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