Sorry we missed you (2019)

di Ken Loach

con Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor

Ken Loach ci porta per l’ennesima volta nella Gran Bretagna dei precari, degli uomini di mezza età lavorativamente falliti, facili all’alcol e alle risse, che cercano, spesso in modo maldestro, di barcamenarsi tra debiti, affitto da pagare, figli problematici e un costante squallore di fondo. Ricky, il protagonista di Sorry we missed you, non si discosta di molto da questo ritratto e nel film lo seguiamo mentre intraprende la sua carriera come corriere che consegna pacchi a domicilio.

La pellicola mette subito sul tavolo tutte le carte: le difficoltà economiche per acquistare il furgone indispensabile per lavorare, il capo aguzzino che pensa solamente al profitto e a infliggere multe e punizioni, il figlio adolescente graffitaro che salta la scuola e che non stima il padre, la moglie che si sacrifica lavorando dodici ore al giorno per assistere gli anziani manco fosse l’unica badante del Regno Unito… Il tutto miscelato e raccontato in modo da lasciar intravvedere come le cose non potranno che peggiorare, al punto che ci si aspetta da un momento all’altro che arrivi il problema che farà perdere un giorno di lavoro a Ricky con conseguente incazzatura del superiore nazista, piuttosto che un furto del furgone o un incidente.

Il film prosegue sul binario della sfortuna, mettendo in fila le varie sventure che non arrivano mai inaspettate e che appaiono come normali cadenze di una storia che, fin dai primi minuti, lascia intendere dove andrà a parare. Nemmeno le dinamiche familiari e relativi (inevitabili) problemi riescono a risollevare tanto piattezza, anzi vi si inseriscono in modo naturale, probabilmente anche per colpa di attori poco ispirati e facilmente dimenticabili.

Insomma in Sorry we missed you si attende invano un’emozione, un evento che susciti empatia e coinvolgimento, tutti elementi che non si paleseranno e che rendono la visione distaccata e noiosa. Certo nel film ci si può vedere la critica ad Amazon e alle ditte di spedizioni che sfruttano le persone (tra l’altro alcuni siparietti della consegna dei pacchi sono tra i pochi momenti godibili) così come al precariato che costringe le persone all’esaurimento. Ma sono tematiche che Ken Loach ha già ampiamente trattato – in modo migliore e più incisivo – in altri film. Qui anche lui appare svogliato e stanco come Ricky dopo quattordici ore al volante del suo furgone…

.Voto: 5