Trama e recensione di Lavoreremo da grandi (2026)

Regista: Antonio Albanese

Cast: Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Niccolò Ferrero, Nicola Rignanese

Lavoreremo da grandi è uno dei film peggiori che abbia visto negli ultimi dieci anni. Sono sinceramente allibito di come un regista come Antonio Albanese – che certo non è Scorsese o Kurosawa ma che comunque qualche pellicola decorosa, come per esempio Cento domeniche, l’ha realizzata – abbia potuto partorire una tale porcheria. 

La storia di Lavoreremo da grandi – titolo tra l’altro scelto completamente a caso, visto che non ha alcun riscontro con quello che vediamo sullo schermo – si svolge nell’arco di una sola notte, sulle rive del lago d’Orta, e segue tre personaggi – interpretati da Giuseppe Battiston, dallo stesso Albanese e da Niccolò Ferrero, più un quarto – Nicola Rignanese – che però è svenuto per tutta la durata del film  – alle prese con una serie di eventi imprevedibili, legati alla presunta uccisione di Mario (Alessandro Egger). 

Già dopo 10 minuti di visione si capisce che c’è qualcosa che non va. Gli attori recitano malissimo, con toni ed espressioni impostati e fuori luogo (e questa è una delle molteplici colpe del regista), le battute non fanno ridere (e per una commedia è abbastanza grave…) e la trama è sottile come carta velina. La vicenda si trascina stancamente, alternando i ragionamenti e le paure dei tre alla comparsa di altri personaggi totalmente inutili ai fini della narrazione e che sembrano avere l’unico scopo di tirare per le lunghe il tutto – il film dura quasi due ore – chissà poi perché.

Personalmente ritengo che sia preferibile al guardare questo film, che trovate in streaming su Netflix: fissare un punto imprecisato di una parete (il colore sceglietelo voi) per due ore, pulire le fughe delle piastrelle, fare la coda alle poste il giorno in cui vengono pagate le pensioni, leggere le condizioni scritte in piccolo di un contratto o guardare il bucato girare nella lavatrice.

 

 

Voto: 2