Trama e recensione di Strange Darling (2023)

Regista: JT Mollner

Cast: Willa Fitzgerald, Kyle Gallner, Steven Michael Quezada, Ed Begley Jr.

Sorprendente e disturbante. Questi due aggettivi sono piuttosto abusati e, nella storia del cinema, si sprecano le pellicole a cui sono stati associati. A Strange Darling, però, calzano alla perfezione e, dunque, posso dire che “se li merita”. Perché disturba. Davvero. E perché sorprende. Totalmente.

Ambientato in un’area remota dell’Oregon e suddiviso in sei capitoli non lineari (più un epilogo), il film racconta l’incontro tra una donna – “Lady” (Willa Fitzgerald) – e un uomo – “Demon” (Kyle Gallner). Quello che inizialmente sembra un gioco erotico dai toni estremi, si trasforma in un duello feroce, violento, “gore” e spiazzante,

Il regista JT Mollner costruisce un’opera densa e sofisticata, in cui la struttura narrativa frammentata aumenta la tensione e costringe lo spettatore a ricomporre gli eventi come in un puzzle. La decisione di mostrare i capitoli in ordine sparso non è solo un vezzo stilistico ma una scelta che amplifica il senso di inquietudine e coinvolgimento. Il film affronta con coraggio temi legati al potere, alla manipolazione e alla violenza psicologica, mettendo in scena una dinamica davvero “deviata” tra i protagonisti.

Willa Fitzgerald offre una delle interpretazioni più intense della sua carriera: la sua Lady è al tempo stesso vulnerabile, calcolatrice, seducente e letale. Anche Kyle Gallner è all’altezza del ruolo, con una presenza enigmatica e ambigua che tiene alta la tensione per tutta la durata del film. L’intesa tra i due attori regge l’intera impalcatura narrativa e contribuisce a rendere credibile una storia estrema, quasi surreale.

Visivamente, Strange Darling è una meraviglia stilistica. Girato in 35mm, il film mescola estetica pop e suggestioni vintage anni ’70, con colori saturi, forti contrasti e sequenze al rallentatore che sembrano uscite da un sogno disturbato. L’uso della luce, dei toni neon e dei paesaggi desertici contribuisce a creare un’atmosfera ipnotica e straniante.

Decisamente non si tratta di un film per tutti. La violenza psicologica, la crudezza di alcune scene potrebbero risultare eccessive per i più sensibili. Al di là di questo, siamo di fronte a una delle esperienze più affascinanti e destabilizzanti del cinema indipendente recente. Mollner ha realizzato un’opra che riesce a coniugare tensione narrativa, eleganza visiva e che viaggia su un altro livello rispetto alla stragrande maggioranza dei thriller più convenzionali degli ultimi anni. Se amate il genere, vi consiglio anche di guardare Speak no Evil

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Voto: 8