Trama e recensione di Je tu il elle (1974)

Regista: Chantal Akerman

Cast: Chantal Akerman, Niels Arestrup, Claire Wauthion

Dopo una crisi sentimentale, Julie (interpretata dalla stessa regista, Chantal Akerman) si chiude volontariamente in una stanza spoglia per settimane. Qui trascorre il suo tempo scrivendo lettere, mangiando zucchero, spogliandosi e rivestendosi e osservando la propria solitudine. A un certo punto decide di uscire, fa l’autostop e viene raccolta da un camionista (Niels Arestrup), con cui intraprende un breve viaggio, mettendo in scena un gioco ambiguo tra desiderio, distanza e incomunicabilità. Infine Julie raggiunge una donna (Claire Wauthion), la sua ex amante, con cui vive una notte di passione sfrenata.

Film sperimentale e d’avanguardia se ce n’è uno – è l’opera prima della regista belga (che all’epoca, siamo nel 1974, aveva 24 anni) – Je tu il elle non si può certo definire una visione semplice, anche perché nell’ora e 26 minuti di durata, praticamente non succede quasi nulla.

Akerman decide infatti di eliminare la tradizionale struttura narrativa, limitandosi a mostrare “il tempo della solitudine”. E così la visione diventa obbligatoriamente voyeuristica, perché tutto quello che lo spettatore può fare è osservare la ripetitività delle giornate di Julie, la sua nudità, la sua passione per lo zucchero mangiato a cucchiaiate dal sacchetto, l’irrefrenabile ed esplicita scena di sesso con un’altra donna, il vagare apparentemente senza meta del camion… 

Le scelte stilistiche avvalorano ulteriormente questa visione: fotografia in bianco e nero, inquadrature fisse e pochissimi movimenti di macchina, dialoghi inesistenti, voce fuori campo che lascia spazio a lunghi silenzi. Insomma Je tu il elle non aiuta lo spettatore, perché è lento se non addirittura ostile, quanto meno finché non si entra nella percezione della protagonista. Perché questo non è un film da “guardare per sapere cosa succede” ma da vivere come un’esperienza, minimale nella forma e decisamente non per tutti.

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Voto: 6,5