The last days of American crime (2020)
di Olivier Megaton
con Edgar Ramirez, Brandon Auret, Daniel Fox, Nathan Lynn
Negli Stati Uniti il crimine dilaga, la legge è praticamente venuta meno e per questo gruppi di delinquenti impazzano per le strade facendo il bello e il cattivo tempo. Per eradicare questa piaga, il Governo ha creato l’API, un sistema che – non si sa bene come – riesce a emanare un segnale ed entrare nelle menti dei criminali così da inibirli. Il film, focalizzandosi sul personaggio di Graham Bricke, impegnato in quella che dovrebbe essere la rapina del secolo, racconta le ultime ore prima che la vita di tutti i delinquenti cambi per sempre.
Diciamo che già dalla premessa si riesce a capire come The last days of American crime si muova pericolosamente sul ciglio della cagata pazzesca. E vi posso confermare che le sue abilità da equilibrista non sono molte, perciò il film – che è quasi offensivo per tutte le altre pellicole definire tale – scivola velocemente nel baratro. Talmente velocemente che, dopo circa 20 minuti di incredula visione, non ho resistito e ho spento, interrogandomi sul perché avessi sprecato del tempo prezioso della mia vita che nessuno mi restituirà.
Certo si può pensare che io sia presuntuoso a giudicare un film senza nemmeno averlo visto tutto ma, fidatevi, nessuno sano di mente può decidere di sperperare a cuor leggero i quasi 150 minuti (!!!) necessari per arrivare ai titoli di coda. Il film di Olivier Megaton (segnatevi questo nome così da non correre il rischio di vedere qualche sua altra “creazione”, come per esempio Colombiana, altra pellicola di rara bruttezza) è insulso, pasticciato, confuso, mette in fila una lunga serie di cliché e di stereotipi, attingendo a piene mani da altre pellicole e ricercando (senza trovarla) un’atmosfera da noir.
Insomma uno dei peggiori film dell’anno e un triste spreco di denaro. Per fortuna non di talento attoriale, che nei protagonisti – a cominciare dal bolso Edgar Ramirez – è totalmente assente.
Voto: 2
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