Judy (2019)
di Rupert Goold
con Renée Zellweger, Rosalyn Buckley, Finn Wittrock, Royce Pierreson
Il termine di paragone più calzante per Judy è… Joker. Spiego. Esattamente come la pellicola di Todd Phillips, anche quella di Rupert Goold, si rivela un film tutt’altro che memorabile ma impreziosito da un’interpretazione indimenticabile. Quella di Joaquin Phoenix è già entrata nella storia, quella di Renée Zellweger (premiata con l’Oscar) non è assolutamente da meno e innalza il livello di emotività di questo biopic sulla vita di Judy Garland (la Dorothy de Il mago di Oz).
Il film ci racconta di una Garland ormai in là con gli anni, distrutta dall’abuso di farmaci, tormentata dall’insonnia e dai ricordi – che ci vengono raccontati dagli immancabili flashback – della massacrante lavorazione de Il mago di Oz, durante il quale il regista la torturava impedendole di mangiare e costringendola a sessioni infinite di prove e ciak. Rimasta ormai senza soldi e con una causa pendente per l’affidamento dei figli, l’attrice/cantante è costretta ad accettare un ingaggio a Londra, per una lunga serie di concerti. Dopo l’iniziale trionfo, gli eventi prenderanno una piega più drammatica (e facilmente prevedibile).
Il problema principale di Judy è proprio quello di muoversi all’interno di una sceneggiatura piuttosto scontata, così che è facile immaginare dove la storia andrà a parare, tra disastrose esibizioni alcoliche, fiducia mal riposta nell’ennesimo marito (il quinto…) e telefonate strappalacrime con i figli. Il film fin da subito è incanalato all’interno di un prevedibile canovaccio e non lascia spazio ad alcuna sorpresa.
Tutto da buttare dunque? No. E qui torniamo all’interpretazione della Zellweger che, come si suol dire, da sola vale il prezzo del biglietto. Intensa, fragile, nevrotica, sempre sul punto di spezzarsi ma anche ironica e affascinante, soprattutto quando è sul palco. Conscio di quello che l’ex Bridgette Jones gli stava dando, il regista la inquadra spesso in primo piano, lasciando che sia il suo sguardo perso a parlare; allo stesso tempo i lunghi piani sequenza delle sue esibizioni canore mettono in mostra tutta l’intensità di cui l’attrice è stata capace.
E, infatti, mentre nella scena finale sussurra con la voce rotta le parole di Somewhere over the rainbow, è difficile non farsi prendere dalla commozione. Insomma un’interpretazione magnifica all’interno di un film che, senza Renè Zellweger, sarebbe stato dimenticato in fretta.
Voto: 6
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