Palombella rossa (1989)
di Nanni Moretti
con Nanni Moretti, Silvio Orlando, Asia Argento, Mariella Valentini
Michele Apicella è un po’ tutto e un po’ niente. È un comunista, è un politico di sinistra disilluso ma allo stesso tempo convinto che il partito meriti una chance di governare il Paese, è un giocatore di pallanuoto che si porta dietro i traumi di un’infanzia in cui è stato costretto a nuotare anche se non gli piaceva ed è un padre nevrotico. Ma è anche un uomo che ha perso la memoria che poi, quando la ritrova, non sembra così contento di ricordare chi è. Ma ridurre Palombella rossa a un mero racconto della trama sarebbe ingiusto, anche perché non è certo la storia a dare valore a uno dei film più celebri di Nanni Moretti.
Anzi il racconto della partita di pallanuoto, il filo conduttore della pellicola, è continuamente interrotto da scene in cui il protagonista viene verbalmente aggredito da chi non condivide la sua passione politica (e che allo stesso tempo cerca di addolcirlo con paste e torte), da tribune elettorali televisive, da un’intervista, dagli scambi di battute con la figlia adolescente (Asia Argento), dalla spiegazioni di schemi incomprensibili da parte dell’allenatore (Silvio Orlando) e dalla visione di spezzoni del Dottor Zivago, trasmesso dalla televisione del bar adiacente la piscina.
Il regista riflette su tutto, sulle sue convinzioni politiche, sulla sua infanzia, sullo spirito di squadra, saltando da un argomento all’altro, a volte in modo eccessivo e che tende a rendere la visione un po’ farraginosa. Non sempre è chiaro dove Moretti voglia andare a parare e gli ingredienti buttati nel pentolone sono troppi così che non tutte le scene risultano efficaci. Restano però tutta una serie di momenti memorabili, dallo scatto d’ira di Michele durante l’intervista (“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”) alla visione collettiva del finale del Dottor Zivago, con tanto di tifo da stadio e reazioni scomposte alla morte del protagonista.
Insomma, si ride, si riflette, si torna a quell’epoca in cui essere di sinistra aveva ancora un senso, si apprezzano alcune scelte di regia e si mandano a memoria certi dialoghi. Però bisogna anche digerire una narrazione non lineare, spezzettata e raramente coerente. Ma Moretti, soprattutto quello degli anni ’80 e ’90, era così. Prendere o lasciare.
Voto: 7
Commenti recenti