Umberto D. (1952)
di Vittorio De Sica
con Carlo Battisti, Maria Pia Casilio, Memmo Carotenuto, Lina Gennari
Il film di De Sica è considerato uno dei capisaldi della storia del cinema italiano, espressione di quel neorealismo qui, siamo nel 1952, ormai agli sgoccioli. La storia ruota attorno a un pensionato – Umberto Domenico Ferrari – costretto a vivere con una pensione misera che a malapena gli permette di campare, con lo spauracchio di uno sfratto dalla modesta stanza che ha in affitto e che non si può permettere di continuare a pagare.
Emerge così un ritratto di uno dei tanti italiani che, nel dopoguerra, faticano a mettere insieme il pranzo con la cena, con in più il tormento di un’esistenza solitaria. Umberto, infatti, non ha famiglia, gli ex colleghi lo guardano con diffidenza (anche perché non perde occasione di chiedere loro un prestito) e la padrona di casa non vede l’ora di sbarazzarsi di lui. Gli unici affetti sono quelli della giovane domestica della casa in cui ha la stanza in affitto e di Flaik, un cane che è il suo unico amico e che avrà un ruolo cardine nell’epilogo della triste vicenda.
Visto all’alba del 2020, Umberto D. è indubbiamente un film datato, cui certo non giova la recitazione degli attori, molti dei quali non professionisti (a cominciare dal protagonista). Ciononostante è un prodotto di inestimabile valore morale e cinematografico, perché ci consente di rivivere un’epoca faticosa e amara del nostro Paese, attraverso squarci della vita del miserabile pensionato dal cuore d’oro il cui unico obiettivo è quello di sopravvivere giorno dopo giorno.
La visione del film è dunque quasi documentaristica, anche tenendo conto di come Vittorio De Sica difese il suo progetto dagli attacchi dell’invadente censura di allora – capitanata tra l’altro da un giovane e particolarmente bigotto Giulio Andreotti – che fece di tutto per mettere i bastoni tra le ruote alla pellicola, colpevole di mostrare un’Italia triste e in difficoltà e non quella che la politica avrebbe voluto mostrare agli occhi del mondo, cioè vivace e in ripresa dopo la guerra. Il crudo realismo di Umberto D. all’epoca non fu apprezzato nemmeno dagli spettatori che, probabilmente già afflitti dalle loro miserie, non corsero al cinema per vederne altre…
Voto: 8
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