Trama e recensione de Il buono, il brutto e il cattivo (1966)

di Sergio Leone

con Clint Eastwood, Eli Wallach, Lee Van Cleef, Aldo Giuffrè, Mario Brega

Il buono, il brutto e il cattivo è uno degli western per antonomasia, il capitolo conclusivo della trilogia “del dollaro” con protagonista Clint Eastwood. Riassumendo velocemente la storia, i tre personaggi identificati dal titolo sono sostanzialmente in caccia di una spropositata quantità di monete d’oro e, per metterci le mani sopra, se ne faranno di tutti i colori, tra crudeli “quasi” impiccagioni, maratone nel deserto senza acqua, torture per mano del mitico Mario Brega e odi che si trasformano in amicizia a seconda dell’esigenza del momento. Il tutto si intreccia con una guerra di Secessione in pieno svolgimento, che porta i tre a indossare le divise sudiste e nordiste con grande disinvoltura e sempre in base all’egoistica situazione del momento.

Guardare il film di Sergio Leone è sostanzialmente intrattenimento allo stato puro, perché la trama chiude un occhio su realismo e credibilità per puntare al divertimento ma non per questo trascura momenti di tensione e suspance, nei quali si vede particolarmente la mano del regista. So perfettamente che la sequenza finale ambientata nel cimitero è nota anche alle salme che lo popolano ma è qui che Leone, in un gioco di inquadrature e primi piani e con un montaggio serrato, regala il pathos che l’ha resa una delle scene più memorabili del genere (e non solo).

A voler grattare via la patina mitologica che ha avvolto Il buono, il brutto e il cattivo nei 50 anni dalla sua uscita, si può ovviamente affermare come la narrazione non giustifichi in alcun modo l’eccessiva durata della pellicola (oltre 2 ore e 40 minuti) e come alcuni episodi, così come alcuni passaggi della storia, siano forzati e poco coinvolgenti.

Ma alla fine si passa subito oltre, perché arriva uno dei siparietti tra “il Biondo” Clint Eastwood e “Tuco” Eli Wallach o perché parte la celebre colonna sonora di Morricone o perché si apre davanti agli occhi uno degli scenari che tolgono il fiato. Il buono, il brutto e il cattivo sarà dunque probabilmente troppo lungo e poco credibile ma resta un clamoroso esempio di intrattenimento, anche a distanza di tempo, infarcito di sequenze e battute mitiche nonché uno dei caposaldi del genere western.

 

 Voto: 8