Trama e recensione di Appropriate Behavior (2014)
Regista: Desiree Akhavan
Cast: Desiree Akhavan, Rebecca Henderson, Halley Feiffer, Scott Adsit
Shirin (la regista e protagonista Desiree Akhavan) è una giovane donna bisessuale, figlia di immigrati iraniani, che sta facendo decisamente fatica a trovare il proprio posto nel mondo e in particolare in una Brooklyn di persone che vanno alle feste, hanno relazioni e poi ne parlano davanti a un caffellatte. La sua identità è frammentata, tra aspettative familiari tradizionali e dinamiche relazionali complesse, perché il fatto che non abbia fatto coming out con i genitori è motivo di forte tensione nella sua relazione con Maxine (Rebecca Henderson), che proprio non capisce il punto di vista della protagonista: “Vengo dall’Iran, Maxine. Sai, dove lapidano le persone gay?”
E proprio questa sensazione di disallineamento continuo, con Shirin che sembra non appartenere completamente a nessun contesto, è il cuore pulsante di Appropriate Behavior. In famiglia nasconde gran parte di sé per evitare conflitti, mentre nella comunità LGBTQ+ viene percepita con sospetto per la sua bisessualità. Anche nei rapporti sociali quotidiani, il suo essere iraniana diventa spesso un’etichetta esotica attraverso cui gli altri la filtrano.
Akhavan utilizza volutamente ambientazioni e personaggi che sfiorano il cliché – artisti senza direzione, feste hipster, ironia distaccata – ma lo fa per ribaltarne il punto di vista. Il tono del film è una delle scelte stilistiche più evidenti e funziona nel sottolineare l’alienazione della protagonista e nel regalare momenti di ironia ma mostra anche i suoi limiti quando la narrazione richiederebbe maggiore intensità emotiva.
Dal punto di vista registico, Akhavan ha optato per una messa in scena semplice, senza virtuosismi di sorta, così da lasciare spazio ai personaggi – alcuni dei quali decisamente fuori dalle righe – e ai dialoghi.
Appropriate Behavior non è privo di imperfezioni ma riesce a distinguersi per la capacità di offrire un punto di vista originale in un contesto ampiamente sfruttato. E la sua è un’originalità che non manca di autenticità, perché si percepisce in ogni scena che la storia nasce da un’esperienza vissuta o profondamente sentita e dall’urgenza da parte di Akhavan di raccontarla.
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Voto: 6.5
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