Mustang (2015)

di Deniz Erguven

con Gunes Sensoy, Doga Doguslu, Tugba Sunguroglu, Elit Iscan, Ilayda Akdogan

In un villaggio molto lontano da Istanbul (e dunque ancora piuttosto arretrato e legato alle tradizioni turche) cinque sorelle si ritrovano sulla spiaggia per celebrare la fine dell’anno scolastico, giocando e schizzandosi, in compagnia di un gruppetto di ragazzi. Questa scena – che in molti altri luoghi passerebbe totalmente inosservata – colpisce l’attenzione e genera il biasimo degli abitanti, molti dei quali credono fermamente in una società in cui la donna viva sottomessa e non si lasci andare ad alcuna forma di spontaneità.

Il biasimo diventa velocemente un vero e proprio scandalo, uno tsunami che travolge le giovani, che sono orfane e che vivono con una nonna e uno zio. I due, anch’essi molto legati alle tradizioni ma anche terrorizzati dall’idea che la famiglia sia sulla bocca di tutti, cercano di riportare le sorelle sulla “retta vita”. In che modo? Rendendo la casa una vera e propria prigione, con sbarre alle finestre e lucchetti alle porte ma soprattutto dando il via a un rapido processo di ricerca di un marito per ognuna di loro. Questa sorta di clausura, ovviamente, avrà tutta una serie di conseguenze.

L’abilità della regista Deniz Erguven (non a caso una donna…) sta tutta nel riuscire a destreggiarsi sulla sottile corda che separa il dramma dalla commedia ma, ancora di più, nel contrapporre l’arretrata, bigotta e tradizionalista cultura delle vecchie generazioni turche ai tentativi delle cinque sorelle di rompere questo controllo ossessivo. In quest’ottica la fuga per andare allo stadio a vedere una partita è il gridio di gioia che si eleva da Istanbul e che idealmente accomuna la voce di tutte donne di quelle nazioni in cui la loro libertà è ridotta al lumicino quando non completamente cancellata.

Il messaggio del film è cristallino e ci mostra che le nuove generazioni – paragonate ai mustang del titolo, ovvero cavalli molto difficili da domare – sono pronte a tutto per esprimere quello che sono e ottenere ciò che vogliono. E le risate delle cinque protagoniste sono lì a dimostrare che nessuna tradizione, nessuna privazione e nessuna casa-prigione è in grado di cancellare la bellezza della spontaneità.

 

 Voto: 7