Un padre, una figlia (2016)
di Cristian Mungiu
con Adrian Titieni, Maria Dragus, Lia Bugnar, Malina Manovici
La vita di Romeo, un medico romeno di cinquant’anni, è di quelle costellate da rimpianti e amarezze: per un matrimonio ormai naufragato, per un’amante che gli presenta il conto dopo anni di sotterfugi e per la disillusione di vivere in un Paese che, nonostante gli slanci giovanili, non è stato in grado di cambiare e nel quale favoritismi e clientelismo ancora la fanno da padroni. L’unico raggio di luce è rappresentato dalla figlia Eliza, eccellente studente con la prospettiva di avere una borsa di studio che le permetterà di andare a frequentare l’università in Inghilterra.
Su di lei Romeo, proietta le ambizioni che, a suo tempo, non ha avuto il coraggio di seguire nonché la consapevolezza che solo lontano dalla Romania la ragazza potrà avere un futuro di successo. Pensiero che trova ulteriore conferma quando Eliza, proprio il giorno prima dell’esame di maturità che sarà determinante per ottenere la borsa di studio, resta vittima di un tentativo di violenza sessuale. Il drammatico evento spinge Romeo a oltrepassare il limite così da garantire che la figlia, sconvolta e nemmeno più così sicura di voler emigrare, ottenga la media voto indispensabile per essere accolta a Cambridge.
Un padre, una figlia è un film di sentimenti e di stati d’animo, di scontro tra generazioni che non si capiscono e di frustrazioni, su tutte quella di Romeo che, insoddisfatto della propria vita, è disposto a qualunque cosa per garantire un avvenire diverso a Eliza. Il regista Cristian Mungiu scava nell’animo dei suoi personaggi, con scelte ben precise, a cominciare dalla decisione di affidare tutti i dialoghi a lunghe sequenze, con telecamera fissa e nessuno stacco di montaggio, quasi come fossero pièce teatrali. Inquadrature che evidenziano i volti così come nuche e spalle ma anche incomunicabilità, con un telefono a cui, per esempio, nessuno risponde e che spesso squilla in sottofondo.
Il risultato di questa scelta sono scambi di battute più intensi, nei quali gli attori sono sempre più emotivamente coinvolti ma soprattutto un film solido, emozionante e che indaga sul piano personale ma che critica quella politica fatta di scambi di piaceri e mazzette (quindi un po’ tutta la politca…).
Voto: 7
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