1945 (2017)

di Ferenc Torok

con Peter Rudolf, Bence Tasnàdi, Ivan Angelusz, Marcell Nagy

Siamo nelle settimane immediatamente successive alla fine della Seconda Guerra Mondiale e in un piccolo villaggio ungherese l’arrivo di due uomini ebrei desta la preoccupazione di alcuni membri della comunità. I due – padre e figlio – trasportano due casse, che caricano su un carretto trainato da un cavallo e guidato da un contadino e si avviano lentamente dalla stazione al paese, con passo lento e sicuro. La loro marcia, fiera e inesorabile, sembra un dito puntato verso gli abitanti. Già ma perché i locali vivono con sgomento questa situazione all’apparenza innocua?

La risposta non può che essere trovata nella storia, quella che parla di deportazioni e treni diretti verso i campi di concentramento ma non solo. La storia è anche quella di chi è rimasto, di chi non ha alzato un dito per difendere persone che fino a qualche giorno prima definiva amiche, di chi, in modo vile, non ha esitato a trarre vantaggio delle ricchezze e dei beni che gli ebrei erano stati costretti ad abbandonare.

E allora è il senso di colpa che attanaglia gli abitanti – in particolare quelli che hanno visto la loro vita cambiare in meglio mentre quella degli ebrei sprofondava all’inferno – a emergere alla vista dei due nuovi arrivati. E questo sentimento, pur in un giorno che si annunciava di festa visto l’imminente matrimonio di due giovani, scatena una serie di eventi che distruggeranno molte vite.

1945, del regista Ferenc Torok, è davvero un bel film, ennesima dimostrazione di come una certa cinematografia – nello specifico quella dell’Europa dell’Est – sia colpevolmente ignorata alle nostre latitudini. Girata in bianco e nero, con un montaggio impeccabile che alterna l’implacabile camminata dei due ebrei ai volti e alle azioni degli abitanti del villaggio, è una pellicola che sorprende e coinvolge. Ma soprattutto propone un punto di vista differente di uno dei periodi storici in cui l’umanità ha dato il peggio di sé.

 

Voto: 7.5