Bad day for the cut (2017)

di Chris Baugh

con Nigel O’Neill, Susan Lynch, Jozef Pawlowski, Anna Prochniak

La vita di Donal (Nigel O’Neill) scorre eccessivamente tranquilla nella campagna dell’Irlanda del Nord, tra lavori nei campi, assistenza alla madre anziana (con cui ancora divide la casa), serate al pub e l’illusione di un cambiamento che passa per la ristrutturazione di un vecchio furgone adibito a camper con il quale, un giorno, mutare l’orizzonte davanti agli occhi. Niente lascia presagire che la sua vita possa subire qualche mutamento e invece, una sera, ritorna a casa e trova la madre brutalmente uccisa e scopre che due killer sono stati mandati per farlo fuori. Perché?

Bad day for the cut riprende il florido filone dei film in cui il protagonista è in cerca di vendetta ma non si prende troppo sul serio, miscelando momenti di cruda violenza con passaggi surreali, legati sia al naturale impaccio di Donal nel trovarsi in una situazione poco congeniale sia alla presenza di personaggi di contorno assurdi nella loro stupidità.

Il risultato è una pellicola ibrida, in cui per fare confessare qualcuno si utilizza un ferro da stiro rovente o una pentola di fagioli appena tolta dal fuoco e in cui l’eccessiva dabbenaggine di molti dei protagonisti fa perdere di incisività alle varie situazioni. D’altra parte anche i motivi che si celano dietro all’uccisione della madre di Donal appaiono esili e non tali da giustificare la mole di violenza che scatenano (in entrambi i sensi).

Insomma Bad day for the cut è una sorta di film alla Guy Ritchie (il regista in realtà è Chris Baugh) in salsa nord irlandese, con molto meno sarcasmo, un campionario nemmeno particolarmente originale di nemici scemi, una bella ambientazione uggiosa com’è lecito attendersi dai dintorni di Belfast e una sceneggiatura debole, cui non giova il forzato inserimento di sottotrame – come quella relativa allo sfruttamento della prostituzione, nella quale almeno siamo ripagati dalla presenza della bella Kaja (Anna Pròchniak) – che appaiono esclusivamente come il tentativo di allungare un brodo già poco saporito.

 

Voto: 5