Bridgerton (2019)

prodotto da Shonda Rhimes

con Phoebe Dynevor, Ruuth Gemmel, Regè-Jean Page

Bridgerton (8 puntate in streaming su Netflix) è certamente la fiction in costume del momento. Può contare su un cast di giovanissimi attori bellocci e su un discreto budget per rendere al meglio il periodo storico (ci torneremo), con una sceneggiatura frizzante che prende spunto dai libri di Julia Quinn.

Tutto bene dunque? Insomma. Il “taglio” è spiccatamente adolescenziale e incentrato sulle diverse storie d’amore (oltre a quella principale) che si snodano attraverso le otto puntate della serie. Nonostante qualche buona trovata, spesso la struttura narrativa risulta fin troppo semplificata, per dare spazio alle scene romantiche e, dalla quarta puntata in poi, anche a qualche inquadratura un po’ spinta. 

Ci sono ovviamente anche diverse licenze storiche ad hoc, per giustificare un cast “colored” inserito un po’ forzatamente. Gli eventi si svolgono infatti nel 1813 in Inghilterra, sotto il regno di Giorgio III che ha davvero sposato Sophia Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, (la regina Charlotte), primo membro bi-razziale della famiglia reale inglese perché discendente da un ramo africano dei regnanti portoghesi.

Non ci sono però evidenze che siano stato concessi ducati a sudditi di colore, inseriti dunque nella fiction per amore del politically correct. È pur vero che la scelta di Re Giorgio (sì, quello della famigerata pazzia) resta comunque rivoluzionaria, anche perché all’epoca la schiavitù era ancora legale (venne infatti abolita da molti stati europei sono nel 1815, durante il Congresso di Vienna). 

Al netto di qualche imprecisione storica e semplificazione nella sceneggiatura, Bridgerton riesce comunque a catturare l’attenzione e a far dimenticare qualche strafalcione. Ci si affeziona quasi subito ai bizzarri personaggi e al taglio moderno che ci consegna una sorta di “telenovela” dal taglio under 18. Ci sono poi tutti gli archetipi narrativi capaci di catturare l’attenzione: la storia d’amore favoleggiante, quella impossibile, il giuramento che non è proprio possibile sciogliere, il gossip e perfino un po’ di scene piccanti.

C’è anche una versione soft della perfida Harriet Oleson de “La casa nella prateria”. Infine, questo ci tengo a dirlo, non manca la versione inglese del “Mago Casanova” che potrete facilmente individuare all’interno del cast.

 

Voto: 6