Trama e recensione di Cloud (Kuraudo – 2024)

Regista: Kiyoshi Kurosawa

Cast: Masaki Suda, Kotone Furukawa, Daiken Okudaira, Amane Okayama

Yoshii (Masaki Suda) decide di abbandonare un lavoro sicuro – sebbene non particolarmente gratificante – perché scopre di avere un certo fiuto per gli affari. Inizia così a comprare oggetti sottocosto per cercare di rivenderli su un sito di aste online. Il gioco gli riesce e ben presto i soldi cominciano ad arrivare. Decide così di lasciare la città per trasferirsi in una casa tra i boschi insieme con la fidanzata Akiko (Kotone Furukawa).

Isolato fisicamente ma anche emotivamente incapace di creare relazioni autentiche, Yoshii trascorre le sue giornate davanti allo schermo, immerso in un’esistenza fatta di operazioni sempre più azzardate. La vendita di alcuni prodotti contraffatti scatena la rabbia di alcuni utenti che – e qui la sceneggiatura si prende una vacanza – decidono di unirsi per vendicarsi di lui… uccidendolo! Quella che inizialmente sembrava una critica all’alienazione di chi vive la propria esistenza soprattutto online si trasforma in una sorta di western in cui Yoshii diventa prima preda, poi cacciatore. 

Cloud di Kiyoshi Kurosawa, regista che gode di un certo credito per pellicole come Tokyo Sonata, Pulse – Kairo e soprattutto Cure, dopo una prima ora magari non dinamica ma comunque intrigante, sceglie la strada del regolamento di conti a colpi di armi di fuoco. E fin qui non ci sarebbe nemmeno niente di male se, quanto meno, la storia giustificasse un tale cambiamento di registro. Ora, io capisco che possa essere frustrante acquistare un prodotto contraffatto pensando che sia originale. Mentre capisco meno che si possa reagire decidendo di torturare e uccidere il venditore truffaldino. Ma magari sono io che sono troppo tollerante. 

Insomma, mi sta bene l’azione, mi stanno bene le sparatorie, mi sta bene che Yoshii, che non ha mai tenuto in mano una pistola, diventi in un attimo Billy the Kid ma alla pioggia di proiettili mi ci devi portare con un senso. Senso che qui non c’è. Con l’aggravante che la prima parte – quella in cui il protagonista si dibatte per cercare di ingranare con la sua attività – è ben fatta e intrigante. Peccato che Kiyoshi Kurosawa abbia poi deciso – per usare un’espressione da cinefili – di mandare tutto in vacca…  

 

Voto: 4.5