Decalogo (1989-1990)
di Krzysztof Kieslowski
con Aleksander Bardini, Krystyna Janda, Henryk Baranowski, Jolanta Pietek-Gorecka
Dieci film della durata di un’ora circa, ognuno dedicato ai uno dei comandamenti. Questo è il Decalogo di Krzysztof Kieslowski, sorta di antesignano delle produzioni in serie a episodi non collegati l’uno con l’altro – si pensi a Black Mirror – visto che è stato realizzato a cavallo tra il 1989 e il 1990. Sgombriamo subito il campo da qualunque possibile dubbio: questo è grande cinema. Ed è grande cinema nonostante, in realtà, la produzione sia stata fatta per la televisione polacca perché, lo ribadisco, sono le idee e la visione del regista a rendere un film qualcosa di memorabile, non certo i budget e gli effetti speciali.
E nei vari episodi di effetti non ne vedrete, anzi è necessario entrare nell’ottica che si tratta di un prodotto pensato per la TV – dunque il formato è 4:3, con le bande nere ai due lati – negli anni ’80, perciò con una qualità dell’immagine modesta e attori vestiti e agghindati in modi… discutibili (parliamo pur sempre della Polonia di fine ‘900).
Tutto questo, però, passa in secondo piano quando si entra nelle singole vicende, tutte ambientate in un quartiere popolare di Varsavia, che dimostrano una volta in più come siano le storie e la capacità di narrarle a fare la differenza. Ogni racconto si ispira al comandamento cristiano corrispondente al numero e stupisce per come riesca a proporre situazioni che contrappongono razionalità e fede, costringendo i protagonisti ad affrontare dilmmi morali originali ma anche dannatamente concreti. Che cosa farà la donna incinta al capezzale del marito morente che però non è il padre del bambino? E l’uomo con una malattia che l’ha reso impotente quando scoprirà del tradimento della moglie? O la giovane donna, legata in modo morboso al padre, quando verrà a sapere di non essere la sua figlia naturale?
Alle singole storie, che già di per sé sono in grado di catturare l’attenzione e smuovere la coscienza, si aggiunge la straordinaria capacità del regista di raccontarle, attraverso la scelta di ogni singola inquadratura, dei tempi, delle sottrazioni, dei volti dolenti degli attori e delle facciate grigie e fangose della case popolari.
Da vedere assolutamente (e un plauso ad Amazon Prime Video che l’ha reso disponibile).
Voto: 9
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