Detachment – Il distacco (2011)

di Tony Kaye

con Adrien Brody, Christina Hendricks, Marcia Gay Harden, James Caan

Il distacco del titolo è quello con cui il supplente Henry Barthes (Adrien Brody) affronta la vita e le interazioni sociali con i suoi studenti. Che in realtà sono “suoi” solo per poche settimane, visto che quell’incarico di insegnante non di ruolo calza alla perfezione al suo modo d’essere. Perché la distanza emotiva che mette nel relazionarsi con ragazzi spesso difficili, aggressivi e problematici è lo scudo con il quale è sopravvissuto ai traumi dell’infanzia (padre mai conosciuto, madre morta suicida).

Il film di Tony Kaye si inserisce solo all’apparenza nel filone delle pellicole dedicate alla scuola, perché il focus passa rapidamente dalle dinamiche della classe a quelle delle vite dei professori – che cercano un modo di svolgere il loro lavoro senza farsi sbranare dagli studenti né avvilire dal palese disinteresse dei loro genitori – per poi concentrarsi sull’esistenza di Barthes, tra flashback e un presente fatto di una vita solitaria e di una bontà d’animo che, nonostante la durezza e il distacco che vuole ostentare, si fa inevitabilmente largo e lo porta ad avere parole e gesti empatici per i componenti la sua classe più problematici e per una giovanissima prostituta incontrata per caso.

Detachment – il distacco vola alto. Sia per il messaggio che trasmette, sia per come lo trasmette: montaggio molto presente, fotografia spesso sgranata con effetti da filmini super 8, primi piani ossessivi a voler indagare le emozioni più profonde del cast (di alto livello, Brody su tutti), prospettive sfalsate e intermezzi animati. C’è tanto, a volte persino un po’ troppo, ma il film ha un suo stile e, soprattutto, riesce a trasmettere sentimenti, senza infilarsi nella retorica e nella banalità del super-professore che redime la classe di potenziali delinquenti. Una bella sorpresa.

Voto: 7