Diamanti grezzi (2019)

di Benny e Josh Safdie

con Adam Sandler, Julia Fox, Keith William Richards, Tommy Kominik

Si parla di pietre preziose, di scommesse clandestine, di debiti di gioco e di esattori non propriamente pazienti nel riscuotere il loro credito, di mogli e di amanti. Nel bel mezzo di questo turbinio di eventi si trova Howard Ratner (Adam Sandler) che, diciamo, ci mette un bel po’ del suo per complicarsi ulteriormente la vita. Prima ha la geniale intuizione di farsi arrivare da una miniera africana una pietra molto preziosa (il diamante grezzo del titolo), poi ha la malaugurata idea di prestarla a un campione NBA – Kevin Garnett – nonché di utilizzare qualunque somma di denaro gli passi per le mani per scommettere, anche se è circondato dagli strozzini.

Il film di Benny e Josh Safdie ruota attorno a questo tourbillon di personaggi, parte con l’acceleratore pigiato e non stacca il piede dal pedale fino ai titoli di coda, in un susseguirsi senza soluzione di continuità di dialoghi, persone che entrano ed escono dalla scena, urla, minacce, altri dialoghi, altre urla, cazzotti e gente che preme pulsanti che fanno suoni fastidiosi.

Sono proprio i dialoghi a non dare tregua, con i personaggi che spesso si parlano uno sopra l’altro, con in più una colonna sonora invadente. L’obiettivo che viene raggiunto è duplice: da un lato contribuisce a incrementare lo stato d’ansia di chi guarda, il che è indubbiamente voluto perché così ci si allinea con il sentire di Howard, dall’altro però il tutto finisce per risultare stordente e fastidioso. E, almeno per quanto mi riguarda, tutto questo parlarsi addosso, queste situazioni sopra le righe, questo portare ogni scena all’estremo (anche della pazienza di chi guarda) finiscono con l’indebolire il film, che perde d’interesse e credibilità.

 

Voto: 5