Don’t look up (2021)

di Adam McKay

con Leonardo Di Caprio, Jennifer Lawrence, Meryl Streep, Mark Rylance, Cate Blanchett

 

Uno scienziato impacciato (Leonardo Di Caprio) e una sua dottoranda (Jennifer Lawrence) passano velocemente dall’entusiasmo di aver scoperto una nuova cometa alla disperazione nel calcolare che finirà per schiantarsi contro la Terra, distruggendola. Si attivano così per lanciare l’allarme e ben presto vengono ricevuti dal Presidente degli Stati Uniti (Meryl Streep) che però non sembra prendere troppo seriamente la notizia.

Da questo momento una serie di vicissitudini porteranno i due a partecipare a varie trasmissioni Tv e a diventare, loro malgrado, protagonisti sui social network… con la notizia dell’imminente schianto della cometa a suscitare non esattamente paura – come sarebbe lecito aspettarsi – ma prese in giro, avidità, negazioni, gogne mediatiche e litigi tra leoni da tastiera.

Il regista Adam McKay sceglie la strada dell’ironia e impacchetta un film che prende in giro i vari disaster movie provando a strizzare l’occhio, nel mettere alla berlina l’ottusità e l’avidità del Governo americano e dei potenti (tra cui spicca un guru hi-tech, sorta di crasi tra Elon Musk e Mark Zuckerberg, ben interpretato dal sempre bravo Mark Rylance, di cui però la migliore performance resta comunque quella ne Il ponte delle spie), al Dottor Stranamore di Kubrick.

Il paragone è irriverente perché Don’t look up non è un film pienamente riuscito anche se non si fa mancare una graffiante critica a quello che siamo diventati. La popolazione, messa davanti a quella che è la fine del mondo, sembra più attenta al gossip, a partorire idee complottiste, a inondare Facebook e Twitter di mi piace o di meme di insulti (e i tempi che stiamo vivendo, certo non da fine del mondo ma comunque non facili, ci stanno dimostrando che questa visione non è poi così caricaturale).

Detto che l’obiettivo di Don’t look up è in buona parte centrato, bisogna però dire che il film – probabilmente anche per una durata (2 ore e 20 minuti) eccessiva – tende a diluire la corrosiva ironia in un brodo allungato all’inverosimile, con passaggi poco incisivi e un montaggio molto invadente. Montaggio che sembra aver preso ispirazione dalla frenesia con cui ci muoviamo proprio sui social network, con un’attenzione incostante che raramente ci porta a leggere una notizia o a guardare un video fino in fondo (ecco il perché di tante sequenze troncate di colpo).

Insomma, mentre scorrono i titoli di coda – tra l’altro inframmezzati da un paio di finali aggiuntivi – si rimane con l’impressione di un’occasione sprecata, perché Don’t look up ha diversi elementi che lo rendono interessante e, se il regista avesse asciugato alcune parti che molto spesso trasformano la satira in farsa, avremmo una pellicola di ben altro livello.

 

Voto: 5.5