E noi come stronzi rimanemmo a guardare (2020)

di Pif

con Fabio De Luigi, Pif, Ilenia Pastorelli

 

In un futuro prossimo, Arturo (Fabio De Luigi), ormai alla soglia dei 50 anni, si ritrova senza lavoro e, nonostante l’esperienza, è costretto a riciclarsi come rider, in sella a una bici e con lo zaino in spalla. La società per cui lavora si chiama Fuuber ed è una sorta di crasi tra Facebook, Amazon e UberEats e, non contenta di recapitare a domicilio qualunque cosa, fornisce anche un’app grazie alla quale chiunque si senta solo può avere il proprio amico/amica personale, sotto forma di ologramma interattivo.

Punta il dito contro l’economia 2.0, sui social network, sulla disumanizzazione dei rapporti E noi come stronzi rimanemmo a guardare, il nuovo film di Pif, e lo fa scegliendo la strada della commedia con numerose punte di “amaro”, quelle che dovrebbero farci riflettere. I riferimenti a come il web abbia cambiato la nostra vita si sprecano e non sono difficili da cogliere ma l’impressione è che il regista abbia voluto mettere un po’ troppa carne al fuoco, toccando tematiche importanti – dallo sfruttamento dei riders all’esplosione degli haters, dal lavoro sottopagato alla solitudine dei rapporti via chat – che probabilmente avrebbero meritato un focus maggiore, magari scegliendone solo qualcuna.

Pur con una corrosività un po’ all’acqua di rose e con una seconda parte – quella che vira al romantico – decisamente più debole, il film porta comunque a riflettere e a chiedersi se davvero – come stronzi – stiamo restando a guardare mentre altri si arricchiscono prendendosi la nostra vita. Questo merito alla pellicola va riconosciuto, così come è lodevole la capacità di strappare più di un sorriso. Insomma, E noi come stronzi rimanemmo a guardare è probabilmente il film meno riuscito di Pif ma regala comunque spunti interessanti e non lascia passivi e, per questo, merita una chance.

 

Voto: 5,5