The tender bar (2021)

di George Clooney

con Ben Affleck, Tye Sheridan, Daniel Ranieri, Christopher lloyd, Lily Rabe

 

JR, dopo la separazione dei genitori, va a vivere con la madre nella casa dei genitori di lei, vero e proprio refugium peccatorum anche per gli altri fratelli e nipoti, che vivono tutti nella grande magione natia, suscitando i mugugni del vecchio padre (un rispolverato Christopher Lloyd, lo scienziato di Ritorno al futuro). Il piccolo JR (Daniel Ranieri) è costretto a gestire il rapporto con un padre non solo assente ma pure stronzo, che lavora come deejay alla radio e di cui ha idealizzato la voce senza ottenere mai nulla più che profonde delusioni. Per fortuna il bambino può contare sull’aiuto dello zio Charlie (Ben Affleck), proprietario di un bar e saggio dispensatore di consigli di vita che accompagneranno il giovane anche una volta diventato grande (e quindi interpretato da Tye Sheridan) e iscritto alla facoltà di legge di Yale.

Quella raccontata ne Il bar delle grandi speranze (The tender bar) è la classica storia di formazione, ambientata in una prevedibile e sonnacchiosa America a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 e che – ahinoi – non lascia spazio a guizzi che la sollevino da un noioso piattume. Il regista – che è George Clooney – ha optato per la strada più sicura e davvero poco di quello che vediamo durante le quasi due ore della pellicola non lascia in bocca il sapore del deja vu. Certo un paio di scene divertenti o gradevoli ci sono, però le speranze dello spettatore (e non quelle del titolo) si scontrano con la totale assenza di emozioni che non siano già state masticate da decine di film analoghi.

Insomma, non posso certo dire che Il bar delle grandi speranze sia un brutto film ma scorre via piatto e senza sussulti, prevedibile come il tratto di autostrada tra Milano e Parma. E non basta una buona e persino sorprendente prova di Ben Affleck a risollevarne le sorti.

 

Voto: 5.5