Il truffatore di Tinder (2022)

di Felicity Morris

Spesso si dice che la realtà superi la fantasia. E in effetti anche la fervida mente di uno sceneggiatore avrebbe faticato a partorire un personaggio come Simon Leviev (anche noto come Shimon Hayut). Partendo da un profilo su Tinder, creato con grande cura e sfoggio di ricchezza – tra aperitivi a bordo di uno yacht e selfie al volante di una Lamborghini – questo carismatico e affascinante uomo d’origine israeliana ha saputo fare breccia nei cuori di molte donne, ammaliate dal suo charme ma anche dalla sua grandeur, visto che non esitava a offrire voli su jet privati, weekend romantici in suite da sogno e cene stellate.

Ma davvero tutta la sua ricchezza gli deriva dal commercio di diamanti? Il titolo di questo documentario, disponibile su Netflix, dovrebbe già darvi un primo indizio di come sono andate davvero le cose…

La regista Felicity Morris si è avvalsa della testimonianza di alcune donne, in modo particolare due – Cecille Fjellhoy e Pernilla Sjoholm – che hanno avuto una relazione, l’una sentimentale l’altra d’amicizia, con Simon e che sono cadute con tutte le scarpe nella sua machiavellica rete di inganni e bugie.

Molto standard dal punto di vista delle realizzazione, con l’alternarsi delle interviste alle vittime, gli scambi di messaggi e telefonate e la ricostruzione di certi passaggi, Il truffatore di Tinder ha il pregio di raccontare una storia che lascia di stucco e che offre ottimi spunti per essere raccontata alla macchinetta del caffè. E per fornire una versione 2.0 del vecchio detto “non è tutto oro quello che luccica…”

 

 Voto: 6.5