Trama e recensione di La voce di HInd Rajab (2025)
Regista: Kaouther Ben Hania
Cast: Saja Kilani, Motaz Malhees, Amer Hlehel, Chiara Khoury
“Non posso accettare un mondo in cui un bambino chiede aiuto e nessuno accorre. Quel dolore, quel fallimento, appartiene a tutti noi”.
Queste parole della regista Kaouther Ben Hania sintetizzano perché La voce d Hind Rajab sia destinato a diventare un punto fermo nella storia di un certo tipo di cinema. Non tanto per le sue qualità come pellicola – che non mancano, perché certe scelte sono impeccabili, come posizionare spesso la telecamera praticamente addosso agli attori, inquadrandoli in primissimo piano ed estrapolandone la sincerità delle emozioni, o miscelare in modo sapiente i veri audio e i veri video della vicenda con la ricostruzione in studio – quanto per la sua capacità di prenderci a pugni nello stomaco.
E di trasformare quell’elenco di numeri – “oggi 30 persone sono morte a Gaza”, “oggi 60 persone sono morte a Gaza”, “oggi 45 persone sono morte a Gaza…” – in una voce “vera”, in una persona “vera”: Hind Rajab, una bambina – aveva 5 anni… mi è concesso di “definirla” tale? – che frequentava la scuola materna. Una bambina la cui unica colpa era quella di essere palestinese. Che, con una buona dose di ironia, è un po’ la stessa identica colpa di essere stato ebreo nella Germania nazista.
Mi dispiace, ma non si può scindere la visione de La voce d Hind Rajab dalla stringente attualità e dalla realtà dei fatti e mi fa sinceramente sorridere chi parla di “esibizione o spettacolarizzazione del dolore e della morte”, per la scelta di utilizzare gli audio originali delle chiamate tra la piccola e i volontari della Mezzaluna Rossa.
Ridoppiare quelle voci le avrebbe rese più accettabili? La questione non è lo sgomento di sentire per l’ultima volta la voce di una bambina che sta per morire o pensare che sia una scelta inopportuna, per fare clamore… non è certo quello il punto! La realtà è di una semplicità disarmante, ovvero che quella bambina non dovrebbe essere morta. E le sue strazianti richieste di aiuto, sono un dito puntato in faccia a tutti noi. Ma un po’ di più in faccia a chi nega, giustifica, tentenna, a chi ha premuto il grilletto per 355 volte, a chi ha lanciato un razzo contro un’ambulanza…
C’è della retorica in quello che scrivo? A palate! E non mi importa. Ritengo che la visione di questo film non possa essere accompagnata dai “sì… però” o dai “eh… ma”. Non ci sono margini di discussione. Si può discutere che quello della popolazione di Gaza sia un genocidio? Si può discutere l’indicibile sofferenza che un popolo sta infliggendo a un altro? E allora non si può nemmeno discutere questo film. Che è insostenibile da vedere, che lascia il groppo in gola per giorni, che sbatte in faccia a una nazione e a una lunga serie di istituzioni la loro meschinità. E che non si merita critiche di alcun tipo. Solo una visione affranta, straziante, da auto infliggersi. Ma indispensabile.
Voto: 10
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