Lucy in the sky (2019)

di Noah Hawley

con Natalie Portman, Jon Hamm, Dan Stevens, Zezie Beetz

Di ritorno dalla sua prima missione spaziale, Lucy (Natalie Portman) fa molta fatica a riadattarsi alla normalità della sua vita. Dopo aver contemplato l’universo “da vicino” e aver ammirato l’incredibile spettacolo della Terra vista dallo spazio, tutto le appare piccolo, insignificante e privo di emozioni: il marito, la casa, le piccole incombenze quotidiane.

Nella prima parte Lucy in the sky si sofferma proprio su queste difficoltà e sullo spaesamento della giovane astronauta e il regista Noah Hawley (che si è fatto le ossa con varie serie TV, tra cui Fargo) fa di tutto per cercare di renderlo allo spettatore variando spesso e volentieri il formato di visione: dall’1.33:1 al 2.39:1 all’1.85:1. All’inizio la scelta ha anche una sua valenza, poi però Hawley finisce per abusarne e il tutto diventa stucchevole. Ma non è certo questo il problema più grande del film.

Lucy, infatti, cerca conforto dal malessere, dall’insoddisfazione latente e dalla “malinconia spaziale” in modo molto terreno, ovvero finendo tra le braccia di Mark, un altro astronauta – interpretato da Jon Hamm – noto donnaiolo e ben contento che lei sia sposata, così da non dover prendere la relazione troppo sul serio. E qui la pellicola cambia completamente registro, trasformandosi nella discesa verso la follia di Lucy, stravolta dalla gelosia, pronta ad andarsene di casa e ad architettare vendette ai danni di Mark, come in un qualunque thriller di serie B. Insomma, la brillante, geniale e preparatissima astronauta e scienziata si riduce a una vendicativa adolescente tradita e iraconda.

La scelta, a mio parere, è persino offensiva, visto che il messaggio che il film lancia è che le donne, anche quelle più geniali e di valore, alla fine sono vittime dei loro umori e ormoni, che non sono in grado di gestire e sull’altare dei quali sacrificano senza rimpianti una brillante carriera. Nell’anno di grazia 2021 avremmo volentieri fatto a meno di questo bello stereotipo sessista

Voto: 4