Maradona in Messico (2019)

di Angus MacQueen

con Diego Armando Maradona

Tra i vari film e documentari dedicati a Maradona – e che prontamente nei giorni della sua scomparsa sono stati trasmessi a più riprese – vorrei focalizzare la mia attenzione su quello che, probabilmente, è il meno conosciuto e che è disponibile per la visione su Netflix. Sto parlando di Maradona in Messico, docuserie in sette episodi che racconta l’avventura del Pibe de oro come allenatore di una misconosciuta formazione militante nella Seconda Divisione messicana: i Dorados di Culiacan, tra il settembre 2018 e il giugno 2019.

Strepitoso e inimitabile come calciatore, Diego Maradona non è stato altrettanto grandioso come allenatore, vuoi perché il passaggio da una professione all’altra non è così automatico, vuoi perché al termine della carriera da giocatore i problemi di salute e di dipendenze varie ne hanno limitato le possibilità.

Questo documentario – realizzato da Angus MacQueen – permette di scoprire il Maradona più recente, quello appesantito dagli stravizi, quello con i problemi di mobilità ma anche quello capace di portare un entusiasmo incontenibile ovunque andasse (figurarsi in una squadra messicana di secondo piano) e di instaurare un rapporto speciale con i giocatori. Questo è un po’ il fil rouge di tutta la carriera del campione argentino, che viene sempre ricordato dai suoi ex compagni di squadra – nel Napoli come in nazionale – come un uomo di straordinaria empatia, solidale e sempre pronto a metterci la faccia, anche per perorare le cause altrui.

Sono questi gli elementi che emergono nella visione della docuserie, da cui si evidenzia come la sua naturale leadership e la sua capacità di entrare in sintonia con i calciatori, nel caso dei Dorados, siano riuscite a colmare le sue lacune come tecnico, trasformando una squadra mediocre in un gruppo capace di arrivare fino a giocarsi la finale per la promozione in Prima Divisione.

Maradona in Messico è una visione differente di un personaggio di cui si conoscono vizi e virtù, lontana dalla mano de dios, dal goal del secolo, dai festini a base di cocaina e dall’urlo in faccia alla telecamera del mondiale degli Stati Uniti. E per questo una visione che consente di avere un punto di vista differente sul dio del calcio

 

Voto: 6.5