Mignonnes – Donne ai primi passi (2020)

di Maimouna Doucouré

con Fathia Youssouf, Medina El Aidi-Azouni, Esther Gohourou, Myriam Hamma

L’ambiente è quello della comunità senegalese in Francia. La protagonista è l’undicenne Amy, che vive i contrasti tipici dei figli degli immigrati, naturalmente attratti dallo stile di vita occidentale e allo stesso tempo zavorrati dalle tradizioni familiari, spesso legate a un luogo che nemmeno hanno mai visto. Le sue difficoltà esistenziali sono poi ulteriormente acuite dalla presenza della sola madre, cui tra l’altro giunge la notizia delle nozze del marito, che si appresta a tornare in Francia in compagnia della seconda moglie, per vivere tutti insieme.

Nel caso di Amy le tentazioni della società in cui vive sono rappresentate da un gruppo di compagne di scuola che si stanno allenando per prendere parte a una gara di ballo. Trova così il modo di entrare a fare parte della crew – le “mignonnes” del titolo – e porta il suo contributo, fatto di coreografie, twerking e movenze sexy imparate dai videoclip su YouTube. In breve tempo le bambine si trasformano in piccole donne, con tutto il corollario di abiti succinti, trucco e continui riferimenti sessuali durante le scene di danza.

La regista Maimouna Doucouré non si fa pregare e punta il suo occhio proprio su questi aspetti, indugiando su sederi che sculettano, sguardi ammiccanti, provocazioni erotiche che, alla lunga, mettono profondamente a disagio, lasciando in chi guarda la sensazione di un voyeurismo sgradevole. Penso che il suo obiettivo fosse proprio quello, provocare e sconvolgere, per sollevare il problema, per ribadire come i bambini siano continuamente bombardati da modelli che mandano messaggi fuorvianti, che lasciano intendere come il sesso e l’ammiccante mostra di sé possano essere la strada più semplice e veloce per il successo.

La reiterazione della provocazione indubbiamente colpisce ma allo stesso tempo ha rischiato di ritorcersi contro Mignonnes, accusato di pedofilia e al centro di tantissime polemiche (al punto che molte associazioni di genitori hanno dato vita a raccolte firme per toglierlo dal catalogo di Netflix, cui non sono state risparmiate violente critiche per la decisione di trasmetterlo). Di certo la visione di certe scene del film è parecchio disturbante, dunque non fatico a credere che possa risultare di grande interesse per chi non ne è disturbato…

Messi da parte il clamore e lo scandalo, di Mignonnes resta ben poco più di un’occasione sprecata, perché le premesse del conflitto generazionale, dell’incomprensibilità di certe tradizioni che devono essere accettate supinamente (in modo particolare dalle donne) e dell’influenza negativa dei social network meritavano un diverso approfondimento. Fatto di meno sculettamenti in primo piano e di più momenti di buon cinema, che la regista ha dimosterato di poter regalare (come nella scena in cui Amy è nascosta sotto il letto ad ascoltare i singhiozzi della madre).


Voto: 5