Trama e recensione di My Father’s Shadow (2025)

Regista: Akinola Davies

Cast: Sope Dirisu, Chilbuike Marvellous Egbo, Godwin Egbo, Efon Wini

Nel 1993 la Nigeria era sotto una dittatura militare guidata dal generale Ibrahim Babangida. In quell’anno si tennero le elezioni presidenziali, considerate tra le più libere della storia del Paese, e il vincitore fu Moshood Abiola, un imprenditore all’epoca molto popolare. L’esercito però annullò improvvisamente i risultati, scatenando proteste diffuse, instabilità e una profonda crisi politica.

Proprio nel giorno dell’annullamento dei risultati, Folarin (Sope Dirisu) – un padre spesso lontano da casa per lavoro – decide di partire dal proprio villaggio e andare a Lagos, la capitale nigeriana, portando con sé i due figli di Remi (Chibuike Marevvous Egbo) e Akin (Godwin Egbo). Il viaggio, non esattamente semplice, diventa sia un’avventura sia un momento di confronto familiare.

Film d’esordio del regista Akinola Davies, My Father’s Shadow porta avanti una duplice narrazione: quella di un uomo che cerca di recuperare il rapporto con i suoi figli – logorato dalle frequenti assenze da casa ma anche dalle difficoltà economiche – e quella di una nazione dove niente funziona, dove la popolazione soffre mentre l’esercito spadroneggia. E lo fa attraverso il filtro degli occhi di Remi e Akin, in un continuo saliscendi di emozioni, di stupore per il colorato ma a tratti spaventoso caos di Lagos, di gioia per il tempo trascorso con il padre ma anche di rancore per il suo non esserci mai, di discorsi politici e di camionette stipate di soldati dallo sguardo torvo. 

Il regista ha scelto di girare in 16mm, con una fotografia “materica” e calda, in cui la grana della pellicola e le piccole imperfezioni dell’immagine rendono ogni scena più viva e tangibile. I toni dorati e polverosi trasformano Lagos in uno spazio a tratti realistico, a tratti onirico ed emotivo, rendendola una città allo stesso tempo concreta e sfuggente. 

Il ritmo del film è volutamente lento e contemplativo – e questo potrebbe renderlo indigesto a qualcuno – per invitare a entrare in una dimensione più sensoriale, fatta di attese, osservazione e piccoli gesti quotidiani. Le scene si prendono il loro tempo, lasciando spazio ai silenzi, agli sguardi, all’ambiente e anche a una certa ambiguità narrativa.

My Father’s Shadow non spiega tutto in modo esplicito e alcuni elementi possono apparire sfuggenti o volutamente ellittici, come se fossero frammenti di memoria più che passaggi di una storia completamente definita. Questo approccio può disorientare chi cerca una trama chiara e risolta, ma al tempo stesso rafforza la natura poetica dell’opera, che preferisce suggerire piuttosto che dichiarare.

Se volete guardare in streaming My Father’s Shadow, lo trovate su Mubi.

 

Voto: 7.5