Nomadland (2020)

di Chloé Zhao

con Frances McDormand, Linda May, David Strathairn

C’è tutta l’America dei lavoratori senza assicurazione, di quelli costretti a spaccarsi la schiena a 60 anni nei magazzini di Amazon, di quelli che hanno perso tutto… la casa, il marito, l’aspettativa di una lunga vita. E di quelli che hanno stipato le loro poche o tante cose in un van, in un camper o in un furgone, diventato il centro della loro esistenza, il rifugio in cui dormire, mangiare e cercare una parvenza di normalità. Sono questi i protagonisti di Nomadland, figure in cerca di speranza che si muovono attorno al fulcro della pellicola, quella Fern interpretata dalla pluripremiata Frances McDormand (a lei è andato l’Oscar per la migliore attrice).

È lei che, perso il marito, decide di vivere sulla strada, arrabattandosi tra mille lavori, cercando compagnia ma anche solitudine. Così scopre che comprimere la propria esistenza in un van non è solo una condizione che si subisce ma anche uno stile di vita, a cui ritornare frettolosamente dopo un paio di notti trascorse in un vero letto, con un tetto sopra la testa. Il susseguirsi dei giorni, ripetitivi, duri e aspri sono anche un modo per mantenere vivo il ricordo del periodo vissuto insieme al marito (poi venuto a mancare) nella loro casa di Empire, quasi che il non avere più quattro mura e un letto da dividere con qualcuno sia il modo di Fern di celebrare giorno dopo giorno quell’amore.

Nel sottile confine tra gioie e durezze della vita da nomade, sta tutta la pellicola di Chloé Zhao – premiata con l’Oscar 2021 per il miglior film – che per questo riesce a essere disperata ma allo stesso tempo un inno alla speranza. In questo Nomadland è aiutato anche dagli straordinari paesaggi statunitensi, che aprono gli occhi e il cuore ma che, talvolta aspri e inospitali, possono trasformarsi velocemente in carnefici per chi vive per strada e non è preparato alle tante insidie che riservano.

Nato probabilmente come atto d’accusa verso una società che sembra non curarsi troppo di chi resta indietro e di chi è in difficoltà, il film in realtà affronta la questione in modo superficiale, lasciando al personaggio della McDormand il compito di scagliarsi contro il sistema, in un breve ma intenso anatema contro il modo di vivere dell’americano medio.

Probabilmente Nomadland non è il miglior film dell’anno. Di certo è comunque un film che merita di essere visto, in virtù della sua poetica disperata e delle sue strade, che corrono all’interno di scenari straordinari, e su cui si muove la disperazione ma anche la speranza delle migliaia di Fern che hanno perso tutto ma non il proprio orgoglio. Lo streaming di Nomadland è disponibile su Disney+. 

Voto: 7