Shiraz – La città delle rose (2015)

di Wayne Blair

con Adrien Brody, Salma Hayek, Shohreh Aghdashloo, Anthony Azizi

Nel bel mezzo della cacciata dello scià dall’Iran e dell’instaurazione del regime religioso di Khomeini, cominciano i problemi per Isaac (Adrien Brody), le cui colpe sono quelle di essere ebreo e di aver accumulato una grande ricchezza nel trafficare diamanti e gemme. Inviso ai nuovi padroni di Teheran, viene immediatamente incarcerato e torturato mentre i suoi dipendenti non trovano niente di meglio che derubarlo e mentre la moglie (Salma Hayek) si dibatte tra tentativi di proteggere la loro casa e di scoprire la verità sulla sorte del marito.

Pensato come un film di denuncia, questo Shiraz – La città delle rose prova a fare luce su una delle tante pagine vergognose della storia dell’umanità, ovvero quella delle violenze e degli abusi di ogni tipo perpetrati dai rivoluzionari islamici ai danni della popolazione iraniana, ma fallisce miseramente il suo obiettivo. La pellicola di Wayne Blair – il cui punto più alto della carriera da regista è stato l’adattamento per la TV di Dirty Dancing… il che la dice lunga – è un’accozzaglia di stereotipi ma, cosa ben più grave, scorre via senza lasciare traccia di emozione, di pathos e di dramma, nonostante l’argomento vi si prestasse particolarmente.

Inoltre queste operazioni, che tentano di portare alla ribalta vicende lontane anni luce dalla realtà americana, patiscono in modo indicibile il fatto di essere raccontate attraverso il filtro del distante occhio statunitense, che priva i fatti di spessore, veridicità e credibilità. In questo pastrocchio asettico e velocemente dimenticabile non possono che uscirne stritolati anche i due attori protagonisti. E se questo non stupisce quando si parla di Salma Hayek, dispiace per un solitamente molto bravo Adrien Brody.

 

Voto: 3