Soul (2020)

di Peter Docter e Kemp Powers

Joe, un musicista jazz dai grandi sogni – vorrebbe esibirsi con i più grandi e vivere della sua musica – ma dalla realtà ben più modesta – insegna alle medie e vive una vita squallida e con pochi amici – ha finalmente l’occasione della vita: un concerto con la celebre sassofonista Dorothea Williams. Con la testa tra le nuvole per l’incredibile opportunità, precipita in un tombino… e si ritrova sulla scalinata che lo conduce al regno dei morti. Qui cercherà di fare di tutto per non accettare il suo sfortunato destino e finirà per fare da mentore a 22, un’anima che si sta preparando a nascere ma che non ha alcuna intenzione di completare il proprio percorso e approdare sulla Terra.

Soul, ultimo lungometraggio animato di Disney’s Pixar, sta soprattutto nel rapporto tra Joe e 22, due personalità che non potrebbero essere più diverse. Uno attaccato alla vita, pieno di passione per il jazz, l’altra apatica, spaventata e senza alcun desiderio di vivere. Il limbo all’interno del quale si muovono mette in evidenza – oltre alla fantasia degli autori nella creazione di questo mondo onirico e dei personaggi che lo popolano – i differenti approcci all’esistenza ma è anche la scusa per affrontare tematiche difficili e che raramente si vedono in un film d’animazione: i concetti di vita e morte, la depressione, le routine che appiattiscono l’esistenza…

La profondità del messaggio e delle riflessioni ben si armonizza con un ritmo che non ha mai cali, del resto tutta l’avventura di Joe e 22 è una sorta di corsa contro il tempo, e con un impatto visivo e sonoro che riempi gli occhi e le orecchie. Soul intrattiene, fa riflettere, emoziona e diverte. I più giovani come gli adulti. Personalmente lo ritengo uno dei più bei film in computer grafica che abbia mai visto.

Voto: 8.5