Sugar Man (2012)

di Malik Bendjelloul

Nel panorama musicale della Detroit degli anni ’70 si affaccia un giovane cantante – Sixto Rodriguez – cui chiunque abbia l’occasione di ascoltarlo nei fumosi locali della città americana pronostica un grande futuro. I paragoni per lui si sprecano, al punto da venir accostato senza ironia a Bob Dylan. Il suo talento viene immediatamente notato e, nel giro di un paio di anni, vengono lanciati sul mercato due suoi album… che passano assolutamente inosservati.

Nonostante la sua bravura e i suoi testi poetici, nel mondo della musica americana non sembra esserci posto per Rodriguez. Che infatti scompare, alimentando leggende sulla sua morte, avvenuta – si dice – con un suicidio sul palco, durante un’esibizione. Contemporaneamente, in Sudafrica, comincia a circolare qualche sua canzone… E qui mi fermo per non svelare quello che questo Sugar Man racconta. Si tratta infatti di un vero e proprio documentario, realizzato da Malik Bendjelloul, sull’incredibile parabola di questo misterioso e talentuoso cantautore.

Alternando racconto e interviste, il lungometraggio non fa mancare i colpi di scena e dimostra come, spesso, la realtà possa essere più sorprendente della fantasia. Sugar Man è interessante, consente di conoscere una storia davvero difficile da immaginare, è realizzato in modo impeccabile (è stato premiato con l’Oscar per il miglior documentario nel 2013) e condisce il tutto con la bellissima musica di Rodriguez. 

Voto: 7