Trama e recensione della serie TV The Glory (Deo geullori – 2023)
Regista: Ahn Gil-ho
Cast: Song Hye-kyo, Lim Ji-yeon, Lee Do-hyun, Jung Sung-il, Kim Hieora
“La vendetta è un piatto che va gustato freddo”. La protagonista di The Glory – una serie TV coreana in sedici episodi, disponibile su Netflix – lo sa bene. E ha decisamente fatto proprio questo proverbio, che evidentemente conoscono bene anche in Corea del Sud.
Moon Dong-eun (Song Hye-kyo), è una donna spezzata dall’inferno vissuto durante gli anni della scuola superiore, quando è stata vittima di violenze estreme e impunite da parte di un gruppo di studenti ricchi e privilegiati, in particolare da Park Yeon-jin (Lim Ji-yeon). Anni dopo, diventata donna, Moon pianifica meticolosamente la sua vendetta, entrando nella vita dei suoi aguzzini non con rabbia ma con la freddezza di chi ha atteso tutta la vita per colpire.
La narrazione si sviluppa sostanzialmente in due parti, ognuna delle quali svela gradualmente pezzi del passato e intreccia le vicende del presente con precisione chirurgica. La scelta di un racconto non lineare, con frequenti flashback, all’inizio tende a lasciare un po’ spaesati, soprattutto perché i personaggi e le vicende aperte sono tanti. Il ritmo è lento ma ogni episodio aggiunge peso alla tensione e avvicina lo spettatore al cuore oscuro della storia. Certo The Glory richiede molto, sia in termini di attenzione, sia di tempo, perché gli episodi sono appunto sedici, da circa un’ora ciascuno.
Vale però la pena prestare attenzione a questa serie, perché affronta senza sconti il tema del bullismo scolastico. E lo fa, non solo mostrando la brutalità fisica, ma analizzando le profonde conseguenze psicologiche che derivano da un trauma subito in giovane età. La vendetta di Moon Dong-eun non è soltanto punizione: è un tentativo disperato di riconquistare la propria identità e dignità.
Song Hye-kyo sorprende con una performance intensa, dando vita a una Dong-eun silenziosa ma carismatica, fragile ma inesorabile. E funziona perfettamente il suo antagonismo con Lim Ji-yeon, che regala una perfetta combinazione di arroganza e freddezza, che la rende odiosa ma credibile. Anche il cast di supporto contribuisce a elevare il livello recitativo della serie.
La regia di Ahn Gil-ho è elegante e misurata, silenziosa ma sempre incisiva. In particolare, l’uso della luce e dei colori — freddi, desaturati, spesso tendenti al grigio — amplifica il senso di isolamento e sofferenza.
Insomma questa serie è molto più di un semplice dramma sulla vendetta: è un’opera dolorosa e intensa, che denuncia una realtà scomoda con sensibilità e coraggio. Certo, non è una serie leggera ma è comunque una visione che mi sento di consigliare, sia per le tematiche affrontate sia per com’è stata pensata la sua struttura narrativa.
Voto: 7.5
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