The guilty (2021)

di Antoine Fuqua

con Jake Gyllenhaal

La notte che precede il suo processo per eccesso di legittima difesa, il poliziotto Joe Baylor (Jake Gyllenhaal) probabilmente vorrebbe trascorrerla in ben altro modo, invece gli tocca rispondere alle chiamate del centralino del 911, in una Los Angeles devastata da un terribile incendio. Mentre combatte con ansia, sensi di colpa e un terribile mal di testa, risponde a una telefonata di una donna che sembra sia stata rapita… immediatamente Joe cerca di capire come aiutarla e si attiva per rintracciare l’auto su cui sta viaggiando.

Remake di un omonimo film danese, The guilty è il suo protagonista, un Jake Gyllenhaal costantemente davanti alla macchina da presa, unico attore in scena, impegnato in decine di chiamate che servono per svelare il mistero dietro al rapimento ma anche il perché del suo stato d’animo e perché debba affrontare un processo.

Nonostante non ci sia traccia d’azione, visto che tutto il film si svolge nella stanza del centralino del 911, la suspance cresce minuto dopo minuto e il merito è tutto da ascrivere all’unico protagonista, capace di trasmettercela con i suoi sguardi, i suoi scatti d’ira e di frustrazione, con la sua mano che stringe l’inalatore per combattere l’asma, con le occhiate al telefono e alla foto della figlia.

The guilty non ha cali di tensione – se non in un finale eccessivamente politically correct – e il merito va anche alla regia di Antoine Fuqua. D’altra parte pellicole di questo tipo, con un solo attore davanti alla macchina da presa (si veda anche Locke con Tom Hardy), funzionano solo se si crea la giusta alchimia tra regista e protagonista e, per fortuna, questo è il caso. Insomma si tratta di un film che si può vedere, in particolare per la performance di Gyllenhaal che compensa anche qualche debolezza dell’epilogo.

 

Voto: 6.5