Tigertail (2020)

di Alan Yang

con Tzi Ma, Christine Ko, Hong Chi Lee, Queenie Yu-Hsin Fang

 

Quali sono le conseguenze delle scelte che facciamo? Come siamo in grado di gestire gli inevitabili rimpianti che accompagnano le decisioni che prendiamo? Sono queste le domande che si pone Pin-Jui – il protagonista di Tigertail – di cui ripercorriamo la vita, in una serie di flashback che ci portano dalle campagne taiwanesi alla squallida periferia di New York.

L’uomo, ancora poco più che un ragazzo, decide di lasciare la terra natia e un faticoso lavoro in fabbrica, che condivide con la madre, per costruirsi una nuova vita. Peccato che per farlo debba accettare una serie di compromessi, il più grande dei quali è quello di sposare una donna che non ama – visto che sarà il padre di lei a pagare il viaggio negli Stati Uniti – lasciando a Taiwan quella di cui è innamorato.

La morte dell’anziana madre spingerà Pin-Jui (un laconico Tzi Ma) a interrogarsi sul suo passato, sulle sue scelte e a cercare la chiave per gestire i suoi rimpianti ma anche il rapporto con la figlia Angela (Christine Ko) che non capisce e con la quale non riesce a trovare un punto di contatto, forse proprio perché indurito da una vita di sacrifici e di rinunce.

Tigertail è soprattutto un viaggio interiore fatto di rimpianti, non detto e desiderio di riscatto, che inevitabilmente non può che passare dall’accettazione degli sbagli fatti. Il finale eccessivamente consolatorio e buonista fa perdere un po’ di smalto al film che, nella parte ambientata ai giorni nostri, manca della forza e del fascino che regalano i flashback. Il risultato finale è una pellicola (disponibile per lo streaming su Netflix) che si può guardare ma che avrebbe bisogno di un po’ di mordente in più e di un epilogo meno convenzionale e in cui si vede la mano poco esperta del regista (è infatti il film di esordio di Alan Yang).    

 

Voto: 5.5