Titane (2021)

di Julia Ducournau

con Agathe Rousselle, Vincent LIndon, Garance Marillier, Bertrand Bonello

 

Quando era bambina Alexia (Agathe Rousselle) è rimasta vittima di un grave incidente d’auto dal quale ha ricavato una piastra in titanio fissata nel cranio… e una serie di turbe psichiche, che la spingono ad avere una sfrenata passione per le automobili (più sfrenata di quanto possiate immaginare…) e per gli omicidi a sangue freddo e senza reali moventi. Costretta alla fuga dopo una carneficina, assume l’identità di un ragazzo scomparso da vent’anni e si trasferisce a vivere con Vincent (Vincent Lindon) il padre del bambino, che non si era mai rassegnato alla sua sparizione.

Se la trama vi sembra alquanto sconclusionata, non preoccupatevi, Titane lo è ancora di più, al punto che la storia finisce per assumere un ruolo marginale. Tutto quello che interessa la regista Julia Ducournau è sferrare pugni allo stomaco di chi guarda, scandalizzare e scioccare.

C’è tutto un campionario di feroci uccisioni con un ferro da maglia, amplessi lesbo e con i cambi delle auto, autolesionismo, disturbi psichiatrici – Alexia si convince di essere incinta di una macchina, con tanto di olio motore che le sgorga dai capezzoli e cromature che le squarciano la pancia – e qualunque trovata possa turbare lo spettatore.

Peccato che tutto sia fine a sé stesso, che gli elementi respingenti non siano al servizio di nulla, che anche quei pochi spunti interessanti – la scelta di Vincent di non vedere chi sia davvero la persona che si spaccia per il figlio pur di non ammettere che sia morto, la trasformazione di Alexia che per la prima volta si sente accettata e amata – siano sacrificati sull’altare del ripugnante e del perverso. Del resto quando si indugia nel voyerismo al limite del pornografico e nella messa in bella mostra della violenza e dell’autolesionismo è perché si cerca di coprire con la glassa una torta che non è venuta bene…

Che Titane sia stato poi premiato con la Palma d’oro al Festival di Cannes del 2021 è un mistero inspiegabile come i cerchi nel grano e le linee di Nazca.

 

Voto: 3