Last night in Soho (2021)

di Edgar Wright

con homasin McKenzie, Anya Taylor-Joy, Matt Smith, Synnove Karlsen, Diana Rigg

 

La giovane Eloise (Thomasin McKenzie) riesce a coronare il suo sogno: trasferirsi da uno sperduto paesino della Cornovaglia a Londra e seguire le lezioni di una prestigiosa scuola di moda, per diventare così una fashion designer. Catapultata in un mondo lontano anni luce dalle sue abitudini, finisce velocemente vittima delle prese in giro delle altre studentesse e così decide di andare a vivere in affitto in un appartamento vecchio e polveroso (di proprietà di un’anziana signora), che meglio si intona con le sue corde emotive. Peccato che qui cominci ad avere le visioni di una ragazza – Sandie (la Anya Taylor-Joy de La regina di scacchi) – con la quale si immedesima totalmente, finché non ne “vede” il lento sprofondare nella prostituzione nonché la morte violenta.

Ultima notte a Soho comincia come una commedia giovanile ma, ben presto, la parte prima onirica poi da vero e proprio horror prende il sopravvento, tormentando l’esistenza della giovane (e un po’ anche la nostra… ma non nel senso sperato dal regista), che vede zombie dappertutto e fatica a distinguere le allucinazioni dalla realtà.

Dopo una prima parte tutto sommato gradevole, nella quale il regista Edgar Wright gioca in modo sapiente con la sovrapposizione dell’immagine di Eloise con quella di Sandie, tra giochi di specchi e stacchi di montaggio, il film precipita – prima lentamente, poi sempre più rovinosamente – verso un horror stantio, poco originale e con scene eccessivamente reiterate (tenendo conto che il tutto dura due ore…). L’epilogo, poi, è talmente assurdo e sconclusionato da fare tenerezza. Così come l’happy ending, posticcio e totalmente fuori contesto, a uso e consumo di chi è a disagio con i film senza lieto fine.

 

 

 Voto: 4